La Corte dei conti indaga sulla diga. Sequestrati dalla Finanza i documenti su Monte Nieddu. In attesa che un collegio arbitrale sani il conflitto con i costruttori, la Corte dei conti apre un'inchiesta: c'è un danno erariale? In attesa dell'arbitrato scende in campo la Corte dei conti. Su delega del procuratore Mario scano la Guardia di Finanza ha bussato alla porta degli uffici cagliaritani del Consorzio di bonifica meridionale e ha chiesto di accedere a tutti i documenti riguardanti la diga di Monte Nieddu. La magistratura contabile vuole studiare le carte per accertare se ci sia stato sperpero di denaro pubblico nei lavori avviati otto anni fa e interrotti nel 2002. L'inchiesta. L'indagine è stata avviata in seguito alle iniziative del mese scorso: in particolare le associazioni ambientaliste Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico chiedevano la rescissione del contratto e la successiva realizzazione di un progetto di "rinaturalizzazione" delle vallate che dovrebbero ospitare l'invaso. La battaglia contro quello che gli ecologisti ritengono un programma idrico assolutamente inutile sono cominciate diversi anni fa: la costruzione del mega invaso di Sarroch non servirebbe a garantire le scorte d'acqua necessarie alla costa sud occidentale della Sardegna, nel contempo creerebbe un grave danno ambientale e comporterebbe un notevole spreco di denaro pubblico. L'accordo. Tutto questo succede a poche settimane dall'accordo del Consorzio di Bonifica con l'associazione temporanea di imprese Dragados e Fincosit: un collegio arbitrale risolverà il contenzioso sui lavori consegnati il 21 gennaio 1998 e sospesi nel febbraio 2002 quando era stato realizzato soltanto il 20 per cento dell'intero progetto. I costruttori chiedono un risarcimento di 60 milioni di euro. L'invaso. L'invaso di Monte Nieddu è stato progettato per raccogliere 35 milioni di metri cubi di acqua anche se potranno essere utilizzati soltanto 25 milioni di metri cubi. Di lì le accuse: per l'opera serve una cifra spropositata per una quantità di risorsa modesta. Conti alla mano, il costo della diga era stato quantificato in 123 miliardi di lire, ora ci sono i 30 milioni di euro chiesti per far cessare il conflitto. Serviranno poi altre decine di milioni di euro per le condotte che attualmente non sono neppure progettate. I sindaci. In settembre i sindaci di Sarroch, Pula, e Villa San Pietro hanno discusso della situazione con l'assessore regionale ai Lavori pubblici Carlo Mannoni. Walter Cabasino, sindaco di Pula e consigliere di maggioranza alla Provincia, ha scritto una lettera al presidente della commissione Ambiente della Provincia: è preoccupato per la richiesta di rescissione del contratto avanzata dagli ambientalisti.