NEW YORK La vecchia Casa Italiana era male in arnese quando nel 1991 lo Stato italiano con un'azione che impegnò Giulio Andreotti, Francesco Cossiga e Gianni De Michelis per parte italiana, il presidente di Columbia Michael Sovern e il Provost (rettore) Johnathan Cole per parte americana acquistò e ristrutturò con 7 milioni di dollari l'intero edificio e con altri 10 costituì un fondo per consentirgli di funzionare come Italian Academy for Adyanced Studies. Il fondo è arrivato oggi a 22 milioni e ha generato l'anno scorso un bilancio operativo di 1,2 milioni di dollari. Columbia ha ottenuto l'affitto per 500 anni a 100 dollari l'anno, e si fa carico di manutenzione e servizi dell'edificio. La Italian Academy, unico esempio di promozione culturale che vede l'impegno diretto di uno Stato a fianco di una grande università americana, è governata da un Consiglio formato da sei professori americani e da sei esponenti italiani: Claudio Angelini (direttore dell'Istituto italiano di cultura a New York), Livio Caputo, Stefano Parisi, Giovanni Puglisi, Fabio Roversi Monaco, Alessandro Schiesaro. «Si trattava di rilanciare quella che per New York era una presenza storica, anche se appassita», dice Freedberg, che fa funzionare l'istituzione con 5 collaboratori a tempo pieno e 10 a tempo parziale. «Ora vogliamo uscire dall'ambito tradizionale, che ha visto e vedrà sempre molta attenzione alle arti, alla cultura letteraria italiana, al cinema, e occuparci anche di storia scienza ed economia». L'edifìcio dispone, dopo la ristrutturazione, oltre a un teatro con 220 posti, di una ventina di uffici che ospitano con borse di ricerca di vario tipo studiosi italiani (fra i prossimi anche il matematico Enrico Albarello), giovani e meno giovani, che possono portare avanti un programma di lavoro concordato e collaborare con la Columbia University e con tutta la comunità accademica newyorkese. «Ma importante per noi è anche promuovere le cose serie dell'Italia di sempre e dell'Italia dì oggi», dice Freedberg che lancerà presto in occasione delle celebrazioni per i 150 anni di Columbia una campagna donazioni con 1"obiettivo' di portare a 40 milioni il fondo che finanzia 16 attività. «A settembre avremo una delegazione di imprenditori italiani per due giorni di convegno sul modello economico italiano, con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi; poi a novembre un altro convegno sui rapporti tra Stati Uniti, Europa e Italia; e a dicembre un'iniziativa su informazione e democrazia con la Fondazione Corriere della Sera». «Per noi l'apertura al mondo delle imprese, agli imprenditori, a economisti italiani che possono lavorare qui con la Business School di Columbia è tutto un campo nuovo di attività che perseguiremo con determinazione dice ancora Freedberg Le realizzazioni della società italiana devono avere la stessa attenzione riservata a quelle di Gran Bretagna, Francia e Germania». «Il nostro obiettivo è portare italiani a New York in un ambiente ideale per lavorare intellettualmente, e fare in modo che tornjno con più frecce al loro arco, dopo avere arricchito noi con la loro presenza», aggiunge Freedberg. Anche l'Italia, aggiunge, ha bisogno di conoscere meglio gli Stati Uniti, che non possono essere valutati solo sulla base di chi siede alla Casa Bianca e che hanno una complessità culturale spesso ignorata.