LA GRANDE biblioteca civica centrale disegnata da Mario Bellini e il futuro delle ex Officine ferroviarie (le Ogr) da tre settimane non fanno dormire sonni tranquilli a mezza giunta Chiamparino. Ad allarmare tutti c'è, purtroppo, la possibilità (ma in Comune e nelle fondazioni bancarie cittadine molti si stanno battendo per esorcizzarla) che queste due opere non si realizzino mai, segnando in modo negativo le aspirazioni architettoniche e culturali che, dal 2001, hanno accompagnato il tentativo di trasformare la città delle tute blu in una metà turistica affermata. Soprattutto, però, c'è il forte rischio che un epilogo infausto di questa vicenda possa determinare, oltre al danno, anche una beffa assai amara. Con i protagonisti di questo grande sogno culturale magari coinvolti in processi contabili riguardo alle spese sostenute per i due progetti: 2 milioni e 600mila euro perle ex Ogr e addirittura 16 milioni per l'opera di Bellini. La situazione più grave riguarda le ex Officine. Su di esse esiste già un accertamento del servizio ispettivo dell'Autorità di vigilanza dei lavori pubblici (ha sede a Roma al ministero guidato da Antonio Di Pietro) che, nell'ambito del ricorso di un progettista escluso dalla gara vinta dalla"So. Tee. s.r.l.", ha preso atto di una dichiarazione fornita dal Comune stesso: la spesa per il progetto esecutivo è stata compiuta per un'area di proprietà delle Ferrovie. Una circostanza che renderebbe quantomeno azzardato quell'esborso, visto che quando esso è stato deliberato (17aprile2002) non vi era ancora la certezza di acquisire le ex Ogr e di realizzarne il recupero (in un primo tempo destinato, con un costo di 55 milioni di euro, a sede bis della Galleria di Arte moderna, poi all'Urban Center e adesso di nuovo alla Gam). Il 21 luglio scorso, il consiglio dell'Autorità ha redatto una relazione che ha inviato alla procura generale della Corte dei Conti. Da Roma la segnalazione è giunta alla procura torinese della magistratura contabile ed è finita in una fascicolo aperto ora formalmente. Nei giorni scorsi, dopo una serie di incontri frenetici durante i quali è emersa l'impossibilità di acquistare l'area (è stata iscritta dalle Ferrovie tra i beni da cedere, ma per una cifra elevatissima) il sindaco Sergio Chiamparino ne ha ottenuto il "comodato" trentennale. Basterà questa nuova veste giuridica a sanare la spesa già sostenuta quando l'area e l'opificio (un vero tesoro di "archeologia industriale") non erano ancora in alcun modo "legati" a Palazzo di Città? La risposta è adesso nelle mani della procura della sezione piemontese della Corte dei Conti, ma a dire il vero anche alcuni esperti giuridici del Comune temono che una soluzione positiva sia tuttora problematica. Sempre ih Comune, sono sorti inoltre dubbi sulla effettiva utilizzabilità dell'immobile: il comodato, infatti, offrirebbe la possibilità di manutenzione ordinaria relegando invece interventi straordinari solo alla conservazione del bene (rifare il tetto, ad esempio), ma non a una sua radicale trasformazione. Ed è proprio questa la controversia ora più difficile da risolvere e che tira in ballo anche le sorti della Biblioteca centrale. Per quest'ultimo progetto definitivo (ma non ancora esecutivo), previsto questa volta su un'area di proprietà del Comune, il 12 dicembre 2004 è stata indicata una previsione di spesa di 222 milioni di euro mentre, da conti ancora da definire, la spesa già deliberata per la progettazione di Bellini e per altri adempimenti inevitabili è calcolata attorno ai 16 milioni. Da qualche mese, però, l'assessore comunale alla Cultura, Fiorenzo Alfieri, sa con certezza che i soldi per costruire la biblioteca ("falcidiata" dai tagli nazionali e dai problemi del bilancio di Palazzo di Città) non ci sono. A questo punto, proprio mentre da Roma giungeva la "doccia fredda" con le notizie positive del comodato sulle ex Ogr, ma anche con quelle negative sull'iniziativa dell'Autorità di vigilanza, l'assessore ha cominciato a lavorare per una soluzione alternativa ispirata a un unico obiettivo: "Salviamo la Biblioteca di Bellini e anche il destino delle ex Ogr". Il frutto di questo impegno è stata la riunione del 13 ottobre scorso, alla quale hanno partecipato lo stesso Alfieri, i suoi colleghi Mario Viano (patrimonio) e Gianguido Passoni (bilancio) , il city manager Cesare Vacia-go, il suo vice Renato Cigliuti, il funzionario dell'assessorato alla Cultura Sergio Brero, il direttore delle Biblioteche civiche Paolo Messina e il vicepresidente della giunta regionale del Piemonte Paolo Peveraro (che era assessore al bilancio nella giunta Chiamparino quando furono deliberati tutti quei capitoli di spesa). Lì sono state esaminate alcune "correzioni" al progetto per tentare di condur-lo a buon fine: eliminazione del teatro annesso da sostituire con lotti di terziario culturale da cedere a privati, eventuale trasferimento .dell'attuale sede di via della Cittadella a chi costruirà la nuova biblioteca a parziale pagamento della commessa, coinvolgimento delle fondazioni bancarie, intervento di tersi nella proprietà dell'immobile dai quali poi ricevre in leasing l'utilizzo completo della struttura. un ulteriore passaggio riguarderebbe infine il trasferimento nelle ex Ogr dell'attuale esposizione della Gami, con l'alienazione della vecchia struttura (ci sarebbe già stato un interessamento della Compagnia di San Paolo, anche se tra due anni il palazzo di corso Galileo Ferraris, ultimato nel 1959, sarà coperto dai vincoli dei beni architettonici e, dunque, non. potrà subire trasformazioni strutturali significative) t la somma ricavata finanzierebbe anch'essa il "gioiello" di Bellini. Tra gli ostacoli che però si frappongono in questa corsa contro il tempo (i tecnici comunali ritengono inoltre difficile la conclusione dei lavori della Biblioteca entro il 2011, in occasione dei festeggiamenti, e soprattutto dei finanziamenti, per i 150 anni dell'Unità d'Italia) ci sono adesso le notizie sull'attenzione della magistratura contabile e anche i dubbi sull'effettiva utilizzabilità delle ex Ogr, solo in"comodato", ai fini di una trasformazione museale. Una possibilità estrema, potrebbe essere quella di collocare "nelle ex Ogr le strutture mobili della mostra che si sta preparando a forino Esposizioni dedicata proprio alle collezioni più recenti della Galleria d'arte moderna: un allestimento "leggero" che non comporterebbe modifiche sostanziali dell'ex opificio ferroviario. La Torino della cultura e che crede nel proprio futuro turistico fa (o "deve" fare) adesso il tifo per una soluzione positiva. Il pericolo, altrimenti, è che le indagini della Corte dei Conti possano estendersi anche alla ancora più ingente spesa per la progettazione della Biblioteca, pensata in questo caso su un'area già di proprietà del Comune, ma sin da allora con scarsi ottimismi per una sua effettiva realizzazione.