L'idea era nata dalle cantine «cattedrali» di Canelli, om è estesa a tre province. Centrale il ruolo di Asti ASTI. I «cugini» albesi e noto che si sanno vendere bene e lo hanno dimostrato anche venerdì durante la presentazione del progetto di candidatura del territorio viticolo del Basso Piemonte a patrimonio dell'Unesco, ospitata dalla Fondazione Ferrerò. Sia negli inviti, sia sul sito di «Ideazione srl» (società incaricata dalla Provincia di Cuneo), a far la parte del leone appaiono Langa e Roero e compare solo in modo più defilato il ruolo delle Province di Alessandria e di Asti, con Canelli in particolare, da cui pure tutto era partito circa quattro anni fa. Quando un gruppo di case vinicole come Contratto, Coppo, Bosca, e Gancia, d'intesa con il Comune pensarono alle «Cattedrali sotterranee», come possibile candidate a patrimonio dell'Umanità da tutelare. Una via perseguita con entusiasmo che ha anche spinto gli spumantieri ad investire in ristrutturazioni. Tra queste, quella delle «cattedrali» Gancia che martedì saranno presentate dopo i restauri, arricchite di nuovi percorsi. Da quel primo progetto, si passò all'estensione della domanda dì candidatura per tutto il paesaggio vitato. Un iter che è proseguito, anche se oggi a quattro anni di distanza, dopo decine di riunioni e sopralluoghi delle tre province interessate, per ora l'unica ad aver stanziato fondi (200 mila euro), è stata quella di Asti. «Lavoriamo in sinergia con Cuneo e Alessandria, si tratta di una candidatura collegiale», commenta il presidente Roberto Marmo, ricordando che circa un mese fa a Canelli è stato presentato l'intero progetto. «Le cantine sotterranee - aggiunge -restano il cuore dell'iniziativa, ma il respiro è più ampio perché adesso non si tratta soltanto di inserirsi tra i beni tutelati come monumenti ma di concorrere ad essere il primo sito italiano per il patrimonio vitato e culturale». Nei prossimi giorni l'assessore provinciale Annalisa Conti (che sta seguendo la pratica con il funzionario Ivana Bologna), incontrerà esponenti della Provincia di Cuneo e Alessandria, per coordinare meglio gli aspetti tecnici. Ma come funziona l'iter della candidatura? L'Unesco fissa parametri rigidi e avanza richieste precise. Seguono i sopralluoghi (è questa la fase lunga e complessa che il basso Piemonte ora sta vivendo) e infine si forma un dossier che da Roma nel 2008 partirà per Parigi per la formalizzazione della presentazione della candidatura. Ogni Nazione avrà una sua lista e si può concorrere per singoli monumenti o siti oppure, ed è questo il caso del Sud Piemonte, con un intero territorio. Nel «tour» dei sopralluoghi, occorre tener presente che con grande accuratezza, sotto la supervisione di Emanuela Zanda (Regione) e di Manuel Roberto Guido (ministero Beni Culturali), si stanno passando al setaccio vigneti e strade, corredando il tutto con una vasta documentazione fotografica. I funzionali inoltre, incontrano gli amministratori pubblici delle varie Comunità collinari: se passerà il progetto infatti, l'impatto sull'economia locale sarà forte (dato positivo), ma comporterà anche obblighi e vincoli, sia per le costruzioni, sia sulle coltivazioni. Per capire meglio la portata della «tutela» Unesco, ecco alcuni dati: in tutto il mondo sono i siti sono 812, in Italia 40, due dei quali in Piemonte: le residenze reali dei Savoia e i Sacri Monti al confine con la Lombardia. Per quanto riguarda i paesaggi vitivinicoli invece, in tutto il mondo sono soltanto 5: la zona dell'Alto Douro in Portogallo, i vigneti dell'isola vulcanica di Pico nelle Azzorre, la zona del Tokaj in Ungheria, quella di Saint Emilion in Frància, la valle del Medio Reno in Germania. Tra le carte che il Piemonte si gioca c'è anche l'aspetto letterario degli itinerari di Pavese, Fenoglio e Lajolo: e nel 2008 (sarebbe una perfetta coincidenza), cadrà il centenario della nascita di Cesare Pavese.