Un emendamento alla Finanziaria svela il piano per favorire C'è la proposta di cambiare il nome e la «categoria» Sta tutto in una paginetta da inserire tra gli emendamenti della legge Finanziaria l'ultimo insidioso attacco della lobby romana al Museo della Shoah. Questa volta si tratta di cancellarne la natura di monumento-simbolo dell'olocausto, come se ne contano sulle dita di una mano in giro per il mondo. L'emendamento, di mano ignota ma con mandanti non dissimulabili, propone appunto di togliere il riferimento alla shoah nel nome del museo, che diventerebbe così «dell'Ebraismo italiano». Secondo l'emendamento il museo avrebbe come compiti «far conoscere la storia, il pensiero e la cultura dell'ebraismo italiano; in esso un reparto dovrà essere dedicato alle testimonianze delle persecuzioni razziali e alla Shoah in Italia», una cosa diversa al progetto originario. Non è azzardato ipotizzare che una simile mossa toglierebbe gran parte dell'appeal al museo ferrarese, soprattutto tra gli ebrei americani che rappresentano una bella fetta delle duecentomila presenze ipotizzate dal Centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano. Tutto a vantaggio del Museo della Shoah in costruzione a Roma con collaborazioni altisonanti del tipo Elie Wiesel o Steven Spielberg. Non solo: poiché gli emendamenti alla Finanziaria sono ammissibili nel caso esclusivo ci siano di mezzo i soldi pubblici, non è azzardato ipotizzare il rischio-direttamente di parte dei 15 milioni di euro riservati esclusivamente a Ferrara. Magari a favore di "Roma ladrona". Giova ricordare che solo qualche giorno fa, nel commentare l'arrivo in città della filiale dell'Ermitage il ministro alla Cultura, Francesco Rutelli. ex sindaco di Roma, aveva elogiato il progetto di fare di Ferrara un centro museale di livello internazionale, anche grazie alla Shoah. E che l'attuale sindaco capitolino, Valter Veltroni, reduce da una baruffa con il suo collega veneziano Cacciari sul Festival del cinema concorrente di quello del Lido, ha sempre detto di non voler costruire un doppione della nostra Shoah. Sta di fatto che a Ferrara manca ancora la firma dell'Unione delle comunità ebraiche al cui vertice l'esponente romano Renzo Gattegna ha appena preso il posto di Amos Luzzato, uno dei sostenitori del progetto locale. A Palazzo Municipale non si commenta ufficialmente la notizia dell'emendamento, ma si percepisce grande attenzione per uno «sviluppo preoccupante» della vicenda. Su queste cose non si può mai star tranquilli, (s.c.)
Roma a svantaggio di Ferrara: vogliono declassare il museo
Un emendamento alla Finanziaria propone di cambiare il nome e la categoria del Museo della Shoah di Ferrara, facendo in modo che diventi "Museo dell'Ebraismo italiano". Secondo l'emendamento, il museo avrebbe come compiti far conoscere la storia, il pensiero e la cultura dell'ebraismo italiano, con un reparto dedicato alle testimonianze delle persecuzioni razziali e alla Shoah in Italia. Questo potrebbe togliere gran parte dell'appeal al museo tra gli ebrei americani, che rappresentano una fetta significativa delle presenze ipotizzate. Il progetto originario del museo prevedeva di farlo diventare un centro museale di livello internazionale, anche grazie alla Shoah.
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