La pietra di Modica ha vinto sul marmo con soddisfazione della commissione che l'aveva prescelta per la pavimentazione della cattedrale. Il parroco è stato rassicurato e con lui, si presume, anche i 7000 notinesi firmatari della petizione. Non resta che completare i lavori in tempi brevissimi. Su questa lunghezza d'onda sono tutti gli attori coinvolti nella vicenda della ricostruzione. Soddisfatta la soprintendente Mariella Muti: «Che la pietra di Modica non sia come il marmo è indiscutibile, però in cattedrale non si poteva assolutamente optare per quest'ultimo. La Noto del settecento era fatta di lastricati in pietra e pietra pece! Per quanto concerne la manutenzione si potrà fare riferimento alla legge Merloni. Ciò ci consentirà di intervenire ogni anno, due e per i prossimi dieci, con ciò che occorre per tenerla sempre in buono stato. Abbiamo speso 40 miliardi volete che non possiamo permetterci la manutenzione almeno per dieci anni?». Anche per il prefetto Basile e per il responsabile del procedimento, ingegnere Castiglione bisogna stare tranquilli, dato lo spessore degli esperti nominati su volontà della presidenza del Consiglio. Sottolineano come la necessità di una commissione di esperti sia scaturita anche dalla difficoltà di trovare una soluzione idonea per il pavimento. «La pietra inoltre è stata esaminata in un laboratorio per vedere la consistenza». Resta il fatto che la pietra usata in alcune chiese ha avuto una riuscita discutibile. «E' stato assicurato che col trattamento previsto non ci saranno sorprese inoltre -aggiunge Castiglione - nulla vieta che fra qualche anno una parte del trattamento possa essere rinnovato. D'altra parte lo anche i pavimenti ordi-nari necessitano di manutenzione». Presente a Noto anche il professore Stephen Tobriner, esperto di ingegneria antisismica all'università di Barcklay e studioso del barocco netino. «Ritrovare la cattedrale quasi ultimata è emozionante». Quanto all'aspetto strutturale «la chiesa è stata rinforzata molto bene - ha commentato - è stato adottato il metodo molto vecchio di mettere catene e tiranti però il processo è buono. Non è un edificio ricostruito in acciaio o in cemento armato per cui il rischio c'è sempre ma è stata effettuata una combinazione fra vecchio e nuovo secondo i dettami del restauro antisismico rispetto alle cose storielle. Per il carattere di questa città - ha aggiunto concludendo - i tecnici hanno fatto il massimo per garantire la solidità senza fare interventi invasivi».