Noto. «La polemica deve finire, questa è la migliore soluzione del mondo e io sono convinto che durerà. Se poi non dovesse essere così, tra cinque anni lo cambieremo. Che ci frega del pavimento? Cosa ci costerà 100, 200 mila euro? Pazienza ma non rompano più il c..., e basta. Vorrà dire che la bellezza non è democratica». Alla fine Vittorio Sgarbi, che notoriamente non è Giobbe, ha perso le staffe. Era convinto di aver trovato la quadratura del cerchio dopo cinque ore di faccia a faccia alla fine del quale anche la Chiesa aveva pronunciato il proprio sì. Invece il giorno dopo Noto continua ad essere perplessa. Perché il pavimento in pietra bianca di Modica nella cattedrale di San Nicolò proprio non lo vuole. Per il timore che ben presto si sporchi o si danneggi. «E' un timore infondato. La chiesa che ha maggiori affinità con quello che penso io, oltre a qualche villa, è il duomo di Ragusa - insiste Vittorio Sgarbi - dove il pavimento in pietra di Modica è stato realizzato nell'800 ed è ancora meraviglioso. Ancora di più per quella patina che ha e che il marmo non può assumere Perché il pavimento deve sporcarsi, è inevitabile, ma deve sporcarsi in un modo armonioso. Ed è questa la sfida dei progettisti e dei consulenti». Sulla scelta, secondo il componente della commissione di esperti sulla ricostruzione della cattedrale di San Nicolò, non ci sono dubbi. «La gente viene a Noto - ha detto il critico - non per andare in pellegrinaggio come a Loreto, ma per vedere il barocco. Quindi si deve fare prevalere la ragione forte del perché la gente va lì che è la bellezza del monumento e non semplicemente andare in chiesa a pregare. E la previsione di milioni di visitatori nei prossimi anni non è una buona ragione per fare un restauro inadeguato del pavimento. Dobbiamo ricostruire, perché si tratta di una ricostruzione, la chiesa e il tutto deve essere adeguato a quello che sarebbe stato nel 700 perché non è un restauro ma è l'ideale ricostruzione con gli elementi corrispondenti a quel periodo». Ma da Vittorio Sgarbi è giunta anche una proposta. «Le preoccupazioni del prete vanno considerate perché è una persona saggia. Allora aspettiamo di vedere se la resistenza ci sarà, come ci è stato garantito dai tecnici contemperando le ragioni tecniche e funzionali. Questo è il nostro obiettivo. Per cui se riusciamo a mettere insieme l'una e l'altra abbiamo prevalso. Tra cinque anni, se ha ragione il prete, cambiamo il pavimento: non sarà una sconfitta ma una presa d'atto. Però che il progetto nel suo spirito, che è uno spirito così rigoroso, abbia comunque un'ideale determinazione nella scelta del materiale che è la pietra di Noto. Non potendo però quella pietra essere usata perché troppo friabile si usa quella di Modica. Ma uscire da questo spirito significa sconfessare la commissione». Poi l'affondo: «Francamente non credo che possa essere un gruppo di commercianti a decidere cosa è giusto per ricostruire un monumento barocco. Non se ne possono occupare loro come Mike Bongiorno non può occuparsi di Borro-mini. Ho spiegato per cinque ore cosa era meglio fare. La Sovrintendenza ha assicurato che interverrà ogni due anni con i lavori di manutenzione del pavimento. Ci sono tutte le condizioni perché sia rispettato l'aspetto estetico e storico della basilica e le esigenze di resistenza del parroco». «Ma io - ha concluso il critico - non voglio parlarne più. Noto sappia che si farà così, perché è la soluzione migliore, perché lo ha detto Sgarbi e ringrazino il cielo che ci sono io». Amen.