Entro il 2005 i siti riconosciuti dall'Unesco dovranno presentare progetti di valorizzazione. Su questa strada si è già incamminata la Regione Piemonte, che, entro luglio, renderà pubblico il piano per la creazione di un unico ente di gestione delle quindici dimore sabaude dislocate sul territorio e riconosciute come patrimonio dell'umanità nel 1997. L'obiettivo fondamentale dell'agenzia nel cui "board" siederanno rappresentanti del ministero dei Beni culturali, delle Soprintendenze, degli enti locali, delle fondazioni che hanno contribuito ai restauri, delle associazioni che si occupano delle valorizzazioni dei siti, nonché privati in grado di apportare know how imprenditoriale è quello di realizzare una rete delle dimore sabaude e una sola struttura che decida, per superare tutti gli intoppi burocratici. La struttura centrale sarà a Torino, ma è prevista una "filiale" in ognuna delle residenze. L'assessore regionale al Turismo, Ettore Racchelli, sottolinea la necessità che la gestione del circuito sia «economicamente competitiva, sorretta da un sistema locale forte e reticolare e, soprattutto, declinabile attraverso l'intero panorama dell'offerta turistica». Secondo i primi studi fatti sulle ricadute economiche, le entrate potrebbero ammontare a una decina di milioni all'anno, a fronte di spese almeno doppie. Di qui la necessità di coinvolgere i privati e sponsor. Si prevede, inoltre, che potrebbero essere creati almeno mille posti di lavoro. Del piano di gestione imposto dall'Unesco ai siti riconosciuti si sa poco, se non che accanto ai programmi di conservazione c'è l'obbligo di inserire progetti per la valorizzazione, da presentare entro il 2005. L'associazione dei siti italiani riconosciuti dall'Unesco e il ministero dei Beni culturali stanno lavorando per creare un modello base, che sarà poi adeguato alle diverse realtà territoriali. In un lavoro che si prospetta difficile, utile sarà sicuramente l'esperienza del Piemonte, che entro luglio presenterà una struttura unica per la gestione delle quindici dimore sabaude, riconosciute dal 1997 come patrimonio dell'umanità. Dopo aver stilato accordi di programma con il ministero e gli enti locali competenti e dopo aver reperito i finanziamenti necessari per una riqualificazione rivolgendosi anche ai privati (in tutto sono stati recuperati 500 milioni), il prossimo passo della Regione sarà proprio quello di creare un ente di gestione unica. Al momento si occupano dei protocolli di riqualificazione due soggetti: un comitato al quale sono delegate le scelte di indirizzo, composto dai rappresentanti del ministero, della Regione, delle Province e dei Comuni interessati nonché delle Soprintendenze; e una commissione tecnica che attua le disposizioni del comitato. Le due strutture saranno presto superate da un unico ente gestione, che come compito primario avrà quello di creare un modello di business coinvolgendo tutti gli attori. Questa agenzia ricalcherà in parte modelli di successo come quelli che gestiscono il patrimonio archeologico di Pompei o i castelli della Loira. Accanto ai rappresentanti dei Beni culturali, delle Soprintendenze e degli enti locali, siederanno nel board le fondazioni che hanno contribuito in larga parte ai restauri, privati che possono portare know how imprenditoriale e alcune delle associazioni che tuttora lavorano per la valorizzazione dei siti. Se gli obiettivi fondamentali sono quelli di creare una rete delle dimore sabaude e una sola struttura che decida per superare tutti gli intoppi burocratici, i tecnici del ministero e della Regione non vogliono penalizzare gli enti più piccoli. Infatti, è stato deciso che alla guida di questo circuito ci sarà una struttura centrale, che dovrebbe avere sede a Torino, alla quale saranno delegate l'ideazione dei percorsi turistici e dei grandi eventi, le attività di formazione del personale, di contrattualistica e di comunicazione. Ma accanto sorgeranno "filiali" decentrate, una in ogni dimora, che si occuperanno delle attività di accoglienza locale e delle opere di manutenzione. Una volta nato, questo ente dovrà ideare un modello di turismo culturale che al Piemonte di fatto manca. Servono alberghi e migliori collegamenti, ma anche un know how per una regione finora più abituata al turismo invernale o a quello enogastronomico. «La sfida prioritaria dice Ettore Racchelli, assessore regionale al Turismo è creare oggi i presupposti affinchè la gestione del circuito di regge e castelli sia economicamente competitiva, sorretta da un sistema locale forte e reticolare e, soprattutto, declinabile attraverso l'intero panorama dell'offerta turistica: dalle terme ai laghi, dalle città d'arte allo sport all'aria aperta, dal turismo invernale ai tesori dell'enogastronomia». Le idee non mancano. Spiega Alberto Vanelli, direttore dell'assessorato regionale alla Cultura: «Abbiamo l'obbligo morale di non stravolgere le regge. Però crediamo che, senza intaccare la loro bellezza, si possano inserire foresterie, camere da letto, dieci o dodici al massimo, da ricavare negli ultimi piani dei palazzi. Potremmo, per esempio, lanciare una campagna: "Vi ospitiamo per una notte a corte". E stiamo studiando anche la possibilità di aprire ristoranti tipici». Dai tecnici del ministero e della Regione sono stati fatti anche i primi studi sulle ricadute economiche che un circuito turistico delle dimore sabaude potrebbe avere sul Piemonte: è stato calcolato che le entrate potrebbero ammontare a una decina di milioni all'anno, a fronte di una spesa equivalente almeno al doppio. Proprio per questo è necessario coinvolgere i privati. Ma le prime stime dicono anche che, a fronte di protocolli ad hoc di formazione, potrebbero essere creati almeno mille posti di lavoro. I tempi, però, sono stretti. Ufficialmente il programma dei lavori si è posto come scadenza il 2008, quando verranno riaperte al pubblico tutte le sedici residenze. Ma è scontato che non si può perdere quella grande occasione che saranno le Olimpiadi invernali del 2006. «Stiamo rispettando i tempi con grande fatica dice al riguardo Vanelli . Ma sappiamo che per ottenere il successo che ci siamo prefissati, nel 2006 dovremo aver reso accessibile almeno per metà la reggia di Venaria, a favore della quale abbiamo previsto il maggior capitolo di spesa: 200 milioni». In attesa, i visitatori possono "ammirare" i cantieri della seicentesca struttura di Venaria o partecipare ai tanti eventi culturali organizzati, per esempio, nella dimora di Racconigi. Eppure, c'è chi nota che per troppo tempo non si è fatto nulla. Come Maria Paola Azzario, presidentessa del centro Unesco di Torino: «Per anni si è andati avanti senza una regia unica. E pensi che gli enti interessati non hanno neppure mai chiesto all'Unesco il patrocinio per i loro eventi».