«Le persone che non fanno rumore sono pericolose», diceva Lafontaine. Ecco, il professor James Beck, storico dell'arte docente alla Columbia University, non dev'essere uno pericoloso. Ma tenace, sì. E per lui molte ipotesi di restauro equivalgono a una baruffa: a Roma perla Cappella Sistina, a Lucca per il monumento funebre di Ilaria del Carretto, a Padova per la cappella degli Scrovegni, a Firenze per la Trinità di Masaccio e, ora, per il David di Michelangelo. Insieme con una quarantina di studiosi è sceso in campo con una lettera a Giuliano Urbani, ministro per i Beni Culturali. Sottolineano come la metodologia decisa per la pulitura appaia «troppo severa, e invece più adatto sarebbe il metodo "a secco", essenzialmente una spolveratura elaborata, con l'impiego di soli pennelli e gomma da cancellare». Posizioni «inconciliabili». I lavori, cominciati lo scorso settembre, dopo 11 anni di esami diagnostici, sono stati sospesi a marzo, perchè i circa 3 mila visitatori del museo avrebbero reso troppo complesse le operazioni nel cantiere mobile. Sia come sia, occorre valutare tutto «indipendentemente dalle celebrazioni per il 500 anniversario della presentazione del David al pubblico, previste a Firenze il prossimo anno». Dunque, battaglia a viso aperto, per amore dell'opera d'arte, sottolinea Beck. Ma perché queste battaglie scoppiano puntuali come una volta erano le stagioni e come, tutt'ora, sono le tasse? «Perché tutte le volte che si restaura qualcosa di mitico è un attrattore mediatico, quindi se ne parla. E anche questo è un restauro mediatico, un mito-restauro», spiega, vai a sapere se con un pizzico di veleno, il professor Antonio Paolucci, soprintendente del polo museale fiorentino, quello che ha ordinato il lifting della statua. Il David non corre il pericolo di uscirne come capitò quella volta a Ilaria del Carretto? «Ma no, siamo qui apposta. Assolutamente nessun rischio: ha un ombrello di protezione di quelli straordinari». Beck la pensa altrimenti Come mai, professore, il suo è sempre un parere negativo? «Perché il problema è quello della filosofia del restauro. Neppure stavolta mi pare che abbiano deciso dove vogliono arrivare. Se il restauro è per rendere l'opera più sana, per la conservazione, io sono sempre per la conservazione: se c'è pericolo che si rompa, che si degeneri, allora sicuro che si deve restaurare; ma fare un intervento per l'estetica, quello non va bene». Che cosa intende per «estetica»? «Che si vuoi fare più bella l'opera d'arte, più "leggibile". Leggibile per chi, chiedo? C'è sempre tempo per fare una cosa del genere. Gran parte dei restauri son stati fatti solo per far apparire "più bella" l'opera. Ma "più bella", è un'espressione, un punto di vista. Eppoi, ci sono altri modi di farle "più belle", le opere d'arte. Per questo dico che non c'è bisogno di questo restauro. Perché si tratta di un lavoro fatto senza motivo di conservazione: io sono d'accordo per tutti quelli che hanno motivo di conservazione. Non è vero che sono contro tutti gli interventi: sono contro quelli non necessari, non ci sto a cambiare per sempre, irreversibilmente, un'opera, magari soltanto per far piacere all'idea dell'uno o dell'altro. In fin dei conti a me l'unica cosa che interessa è aprire il discorso». A voce alta? «Ma no. Fatto sta che questo è il momento, anche col David, di discutere con tutta la trasparenza possibile e da tutti i lati possibili. Per poi anche applicare agli altri certe norme. E c'è un altro punto. Politico. Adesso, con il discorso della "devolution" in Italia, la sovrintendenza è quasi indipendente da Roma, non si capisce più dove sia l'autorità finale. Il pubblico, da chi deve andare per cercare di salvare questa situazione?». D'accordo, ma che cosa c'entra tutto questo col David? «Eccome, se c'entra. Altra domanda che mi faccio: perché intervengono sul David? Perché il giorno dell'inaugurazione possono magari chiedere la London Symphony Orchestra, come a Padova per la cappella Scrovegni quando hanno celebrato quel restauro con un concerto appunto della London Symphony Orchestra. Oddìo, magari, considerato il momento stavolta potrebbero chiamare i Berliner Philarmoniker. Per capirsi, tutto diventa uno spettacolo, ma non è questa la funzione di un restauro». Forse è vero: le persone che non fanno rumore sono pericolose.
472003 - E' scontro sul restauro del David. Appello del critico Beck, difesa di Paolucci
Il professor James Beck, storico dell'arte, ha scritto una lettera a Giuliano Urbani, ministro per i Beni Culturali, insieme a 40 studiosi, per criticare la metodologia decisa per la pulitura del David di Michelangelo. Beck sostiene che la metodologia è troppo severa e che un metodo "a secco" sarebbe più adatto. I lavori di restauro, iniziati lo scorso settembre, sono stati sospesi a marzo a causa dei 3.000 visitatori del museo. Beck sostiene che la battaglia per il restauro del David è una battaglia mediatica e che il problema è la filosofia del restauro. Beck è contrario a interventi estetici non necessari e sostiene che il restauro del David non è necessario.
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