E dopo? Che succederà adesso? La demolizione di Punta Perotti fa paura. Attratti e respinti dal senso del vuoto. «Oggi che al posto della saracinesca abusiva c'è un vuoto - dice Angela Barbanente, assessore regionale pugliese all'Urbanistica - avvertiamo la paura perché non c'è una abitudine a progettare la costa e perché questo ci obbliga a confrontarci con uno spazio aperto e con un bene comune riconquistato alla collettività». Punta Perotti di nuovo sotto i riflettori, ieri a alla mostra d'Architettura di Venezia, grazie al convegno «Restaurare e progettare il paesaggio costiero del Mezzogiorno d'Italia». L'incontro è stato organizzato dentro la mostra «Città di Pietra» diretta da Claudio D'Amato e tenta un primo bilancio del concorso internazionale di idee «Progetto Sud». Ieri c'erano in Laguna anche i rappresentati delle quattro città del Meridione d'Italia scelte per il loro luoghi sensibili, tratti di costa violentati dall'abusivismo edilizio e dal degrado. Come Punta Perotti a Bari, appunto: il porto di Crotone, le Latomie dei Cappuccini a Siracusa, il porto di Pantelleria. Tutti premiati con un «Leone di Pietra», trofeo della Biennale d'architettura in tutto simile a quello che il prossimo 8 novembre riceveranno i vincitori del concorso. E se l'assessore Barbanente è preoccupata di ciò che riempirà quel vuoto, il vicesindaco di Siracusa, Fabio Granata, è convinto che saranno le idee a colmarlo, anche se forse le Latomie dei Cappuccini amate da Schinkel rimarranno lì come sono mentre un concorso si rende necessario per l'area dimessa del petrolchimico. Per il sindaco di Pantelleria, Salvatore Gabriele, questa sarà la rivincita dell'isola contro decenni di prepotenze edilizie: solo l'anno scorso l'isola ha avuto il suo primo Piano regolatore e già sta preparando i piani particolareggiati. Il concorso veneziano sarà la base per un concorso di progettazione del porto turistico. Anche per il presidente della Provincia di Crotone, Sergio Iritale, i progetti presentati a Venezia avranno un seguito, perché la costruzione di un museo di arte contemporanea nell'area del porto ionico sarà - ha detto - la maniera per declinare in senso attuale il rapporto tra la città e il mare. A Bari invece non sorgerà mai una chiesa ortodossa di pietra, come recitava il tema del concorso: «Ora quel luogo - ha detto Michele Emiliano - diventerà un parco, ma non sappiamo dire se la sua forma sarà quella che sta assumendo adesso». Si riferiva, il sindaco di Bari, alla sistemazione provvisoria del prato e delle piste ciclabili, in effetti una cosa misera assai, dal punto di vista della progettazione architettonica. E forse a questo voleva alludere il Direttore regionale dei Beni Culturali della Puglia, Ruggero Martinez, quando diceva di preoccuparsi nel veder nascere tanti corsi di Paesaggio che derivano pari pari dai corsi di Giardinaggio. Quale che sia il futuro di Punta Perotti, Emiliano non può dissipare l'inestimabile credito di immagine che Bari ha ottenuto con la demolizione. Visibilmente compiaciuto, ripete ogni volta che può di essere trattato a Venezia come una star del cinema. E sebbene non sia il caso di pavoneggiarsi con la faccenda, il vostro cronista può riferire che è vero: proprio come una star. Tanto più ora che la Fondazione Federico Zeri - come anticipa Emiliano - ha deciso di dare quest'anno il suo premio per la cultura proprio a Bari e proprio per la demolizione di Punta Perotti. Evento di potentissima carica simbolica, se ne rendono conto tutti. Addirittura fattore di marketing territoriale o attrattivo come dicono quelli che si lasciano tentare dalla confusione tra municipi e aziende. Ha invece ben chiara la differenza così come il valore economico e produttivo della buona gestione del patrimonio paesaggistico Alberto Versace, direttore del Dipartimento Politiche di Sviluppo del Ministero dell'Economia che promuove il progetto Città di Pietra. Usa un vocabolario da iniziati dell'economia quando parla di «rifazione» ma si capisce bene che intenda: la capacità di governare le trasformazioni dell'edilizia legale ma orribile come di quella abusiva, rifiutando la semplificazione del «demolire e basta». E Martinez conosce da vicino, per esperienza diretta, cosa ciò voglia dire. Fu lui - ricorda - a ordinare la demolizione dell'albergo Fuenti sulla costiera amalfitana. «Una sconfitta - dice oggi - perché quella demolizione era accompagnata da un progetto di restauro del paesaggio. Un progetto però irrealizzato. Tutto è rimasto così, ferito e degradato, e dimostra che non ci si deve mai accontentare dell'effetto della dinamite». È questo dunque il vuoto temuto da Angela Barbanente che non ha ricette pronte né metodi da consigliare o elargire. Ma il concorso veneziano - dice - «è innovativo perché pone al centro della riflessione il progetto del paesaggio partendo proprio dalla costa, luogo prediletto della lebbra edilizia, spontanea e non». Non c'è paesaggio che non sia progettato, ricorda Amerigo Restucci questa volta nel ruolo di componente della Commissione ministeriale dei Beni culturali, evocando le visualità del paesaggio italiano e i suoi protagonisti da Piero della Francesco al figlio del Duca di Montefeltro spedito diciottenne in Puglia per riferire al padre come i meridionali costruivano le fortificazioni progettando un paesaggio costiero. Ecco che allora va sostenuta - rilancia la Barbanente - l'idea di affidarsi ad un concorso internazionale di progettazione. Emiliano mette sul piatto ben 42 chilometri di costa, tra Molfetta e Mola, da progettare unitariamente nell'ambito del Piano Strategico. Intanto consistenti tratti di mare bagnano le aree già comprese nei programmi della Società di trasformazione urbana e tuttavia Punta Perotti ne è esclusa. E allora? Per il momento accontentiamoci dei buoni principi. Un altro motivo di interesse, per l'assessore Barbanente, è il tema della pietra lanciato da D'Amato: «Una scelta coraggiosa che evoca un rapporto caratteristico della Puglia con il materiale, improntato ad una durevolezza che è anche della tradizione e quindi è una identità, non relegata nella memoria che può diventare nostalgia, ma posta in tensione con le trasformazioni della contemporaneità». Miele per l'udito di D'Amato che ha ottenuto con questa mostra consensi ma anche molti imbarazzati giudizi e qualche sonora stroncatura. Così, a conclusione della giornata, D'Amato può lanciare un appello agli enti pubblici. «Noi siamo pronti - risponde Angela Barbanente - purché finalmente si smetta di parlare di volumi e di funzioni e si inizi a ragionare in termini di restauro, di progetto».
BARI: Un Leone di pietra nel vuoto di Punta Perotti
L'assessore regionale pugliese all'Urbanistica, Angela Barbanente, è preoccupata per la demolizione di Punta Perotti a Bari, che ha lasciato un vuoto che non può essere riempito con una semplice abitudine di progettazione della costa. Il concorso veneziano di Restaurare e progettare il paesaggio costiero del Mezzogiorno d'Italia ha attirato l'attenzione su questo tema, con la presentazione di progetti per la riqualificazione di aree costiere violente dall'abusivismo edilizio. I progetti presentati sono stati premiati con un Leone di Pietra, e il vicesindaco di Siracusa, Fabio Granata, è convinto che le idee saranno le chiavi per colmare il vuoto.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo