Ieri a Bari si è chiuso il ciclo delle «Parole» costituzionali Una democrazia di sana e robusta Costituzione È un viaggio che prosegue nelle coscienze quello verso «Le parole della Costituzione», il progetto promosso dagli Editori Laterza e coordinato dalla costituzionalista Carmela De Caro che, partito nel maggio scorso, ha visto concludere il suo primo ciclo di programmazione ieri mattina nel «Piccinni» di Bari. Lo stesso teatro comunale che nel gennaio 1944 ospitò il primo congresso dei Comitati di Liberazione Nazionale (lo ha ricordato Alessandro Laterza), ieri era affollato da oltre quattrocento studenti superiori di Bari e provincia che, insieme a studiosi, pubblici amministratori, politici e gente comune hanno assistito a due autentiche lezioni magistrali. Quella di Salvatore Settis, presidente del Consiglio superiore del ministero dei Beni Culturali e direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa su «Cultura e patrimonio artistico», e quella del presidente emerito della Corte Costituzionale, Gustavo Zagrebelsky su «Democrazia e immagine della persona». I due hanno attraversato, in un itinerario assolutamente esclusivo, secoli di storia del concetto di bene culturale e di democrazia. Un appuntamento cui hanno contribuito, come partner della casa editrice barese, l'assessorato alle Culture del Comune di Bari, la Fondazione lirico-sinfonica «Petruzzelli e Teatri di Bari», la Direzione regionale per i Beni culturali e l'Ufficio scolastico regionale della Puglia, nonché Banca Intesa. Presenti Alessandro, Giuseppe e Maria Laterza, affiancati dalla De Caro, capo Dipartimento del ministero per le Politiche Europee, dai due relatori e dall'assessore comunale Nicola Laforgia. «Con questo ciclo d'incontri abbiamo voluto introdurre i giovani alla conoscenza della nostra Costituzione attraverso autorevoli testimonianze che vengono incontro a quella che ci auguriamo sia una domanda crescente» , ha spiegato Alessandro Laterza introducendo i lavori. Lavori che grazie «allo spessore dei relatori promuovono una riflessione profonda e di grande attualità lungo il filo rosso che lega i temi della cultura a quelli della democrazia», ha aggiunto Laforgia. «L'idea di fondo è stata quella di riparare ad un errore commesso in passato dalla mia generazione, la stessa che ha avuto in premio dai propri padri la Costituzione: non aver intrattenuto con i giovani un dialogo sulla Costituzione di cui avevamo invece la responsabilità - ha spiegato la De Caro -. Così mi sono sentita in dovere di difenderla e di presentare questo viaggio - ha continuato -, dove non si arriva, si va. Un viaggio che la Carta permette a ciascuno di noi di fare per sviluppare le nostre personalità. Un viaggio attraverso il patrimonio culturale della Nazione, la Repubblica e le eredità che legano generazioni - ha concluso la De Caro -: concetti che fanno dimenticare l'"io" e portano al piacere del "noi" nella prospettiva futura dello straordinario dialogo possibile tra costituzioni nazionali e quella europea per una Costituzione che, ha detto citando David Grossman, sia la narrazione di tutti noi». Salvatore Settis, da archeologo e storico dell'arte, ha riletto l'articolo nove dei «principi fondamentali» della Costituzione, articolo-paradigma per altre Costituzioni, prima tra tutte quella maltese del 1974 sino a quella cubana del 1992, soffermandosi sui quei concetti «di tutela del paesaggio e del patrimonio che hanno senso in quanto promuovono lo studio e la ricerca scientifica e tecnica». Lo stato costituzionale è conquista culturale caratterizzante la formazione dell'identità e della tradizione italiana, ha spiegato Settis citando ad esempio un editto del 1755 in cui Carlo VII, re di Napoli, esprimeva già rammarico per le eccessive «estrazioni di antichità» che dal Regno prendevano la strada delle grandi capitali europee. Lo studioso ha poi proseguito la carrellata sulla evoluzione della percezione di bene culturale sino ai nostri giorni, citando l'attuale «indebolimento della tutela e della pianificazione paesaggistica non più affidata al giudizio tecnico delle Soprintendenze» e annunciando in anteprima l'assegnazione alla Città di Bari, per l'abbattimento di Punta Perotti, del premio contro il degrado del patrimonio artistico intitolato a Federico Zeri. A Zagrebelsky il compito di approfondire come «la democrazia presupponga una particolare visione dell'essere umano e utilizzi delle "molle" etiche che fanno nascere questo tipo di governo» e di descrivere i presupposti antropologici che la sorreggono. Perché la democrazia - ha spiegato il costituzionalista, citando l'esperienza di Atene, alcuni scritti di Montesquieu e Rousseau - «è un regime per molti versi innaturale che nella storia ha preso forme molto diverse da quella vigente in Italia. È regime della convivenza, che richiede si abbia fede nella collettività, è cura delle persone e delle loro inclinazioni contro le omologazioni, è dialogo, possiede il dubbio critico ed è nemica delle decisioni irrimediabili». Maria 22102006 Le lezioni di Settis su «cultura e patrimonio artistico» e di Zagrebelsky a proposito di «immagine della persona». Viaggio nelle coscienze promosso dagli editori Laterza