Cinque i raggruppamenti di imprese che si contendono l'appalto per il recupero del monumento di Piazza Armerina. Sui lavori di copertura non si placano le polemiche Ci sono voluti tre anni di dibattiti e di polemiche prima che la storia infinita del progetto di recupero della Villa del Casale di Piazza Armerina arrivasse a un atto concreto. Qualche giorno fa si è chiuso il bando che mette in gara un appalto da 18,2 milioni di euro stanziato con i fondi di Agenda 2000. Un finanziamento salvato per il rotto della cuffia, perché anche solo qualche giorno di ritardo avrebbe intaccato la tabella di marcia e quindi anche la rendicontazione a Bruxelles che dovrà avvenire entro il dicembre del 2008. All'Urega di Enna, l'ufficio per l'espletamento delle gare pubbliche, sono pervenute in tutto cinque offerte. Le buste si apriranno mercoledì 25 e di lì a poco si conoscerà il nome del raggruppamento di imprese che si aggiudicherà l'appalto. A contendersi i lavori per il recupero e la copertura del sito archeologico inserito dal 1997 nella World heritage list dell'Unesco, sono cinque Rti provenienti da tutt'Italia. L'esito dell'apertura delle buste dovrebbe mettere la parola fine a questa vera e propria telenovela. Tutto liscio come l'olio, quindi? Non proprio. Le polemiche non sono mancate. E questo, nonostante la decisione dell'Alto commissario della Villa del Casale, Vittorio Sgarbi, di salvaguardare la copertura progettata tra gli anni 60 e 70 da Franco Minissi e appoggiata dal collega Cesare Brandi. Il dibattito tra intellettuali e architetti sulla migliore soluzione per la tutela e la valorizzazione del monumento di Piazza Armerina, sta continuando a ritmi serrati. Nelle settimane scorse, il sovrintendente del mare della Regione siciliana, Sebastiano Tusa, e il direttore del master Architettura per archeologia di Palermo, Giuseppe Guerrera, hanno preso in mano carta e penna e hanno scritto una lettera all'assessore regionale ai beni culturali, Lino Leanza, e al ministro per i beni culturali, Francesco Rutelli. L'oggetto della lettera? La sostituzione della copertura della Villa del Casale. «E' passato quasi un mese», racconta Tusa a Milano Finanza Sicilia, «e ancora non abbiamo ricevuto risposta né dalla Regione né dal ministero». L'iniziativa però va avanti. «Molti colleghi da tutt'Italia stanno sottoscrivendo la nostra richiesta», spiega ancora il sovrintendente. Che aggiunge: «I guai della Villa del Casale non derivano dal progetto di Minissi, che anzi sottoscriviamo in pieno. Piuttosto dalla cattiva manutenzione che è stata fatta dagli anni 70 fino ad oggi, e dagli interventi non previsti dal progetto originario che sono stati fatti nel tempo». Secondo il gruppo di architetti capitanati da Tusa e Guerrera, sono state infatti le opere aggiuntive ad avere provocato negli anni gli sbalzi di temperatura (da zero a 50) e quindi il distacco delle tessere dei mosaici. Gli architetti ne hanno anche per il progetto attuale, curato dal Centro regionale per il restauro, che prende le mosse proprio dall'idea di Minissi. «In realtà», commenta Tusa, «il progetto di oggi travolge quello degli anni 60». «E' stato deciso dalle istituzioni», è scritto nella lettera, «di demolire le strutture, le pareti e le coperture e di ricostruirle in legno». Che cosa si salva, quindi, del progetto Minissi? «Solamente i percorsi sulle murature», rispondono i due architetti.