Un laboratorio internazionale permanente per pianificare investimenti e programmi culturali, una sorta di Cernobbio della cultura: questo l'obiettivo di «Ravello Lab», l'iniziativa presentata ieri mattina a Roma alla presenza del ministro per i Beni e le Attività Culturali, Francesco Rutelli, e che si svolgerà a Ravello dal 26 al 28 ottobre prossimi. Non sarà un convegno sulla cultura ma un foro di analisi e di approfondimento nel quale si confronteranno istituzioni, esponenti del mondo dell'università, dell'urbanistica, dell'economia, con l'obiettivo di elaborare idee e progetti di valorizzazione del patrimonio culturale per lo sviluppo economico italiano. «L'Italia conta 41 siti iscritti nel patrimonio mondiale dell'Unesco, eppure il nostro turismo culturale è pari soltanto al 12 per cento del prodotto interno lordo» ha detto Rutelli. Se nell'ultima finanziaria il MiBac è riuscito a imporre un'inversione di tendenza sui fondi destinati al bilancio per la cultura, questi sono comunque ancora pari allo 0,39 per cento, molto al di sotto della media europea. Diventano dunque importanti gli apporti dei privati. A Ravello saranno presenti, oltre a istituti come il Formez, anche Fondazioni (Venezia, Salernitana Sichelgaita, San Carlo, Santa Cecilia) e organismi sovranazionali come Federculture, Unesco, e Iccrom (Centro Internazionale di Studi per la Conservazione e il Restauro dei Beni Culturali). Per Alessio Vlad, direttore artistico del San Carlo, «sarà l'inizio per cominciare a lavorare in una maniera completamente diversa». «I territori del patrimonio culturale» è il titolo di questa prima edizione di «Ravello Lab». Oltre cento partecipanti provenienti da 17 paesi si scambieranno informazioni e idee progettuali su come coniugare la pianificazione strategica dello sviluppo territoriale con i processi di valorizzazione della cultura e orientare lo sviluppo locale. I risultati di questo scambio saranno poi elaborati in progetti concreti da proporre a governi, amministrazioni e privati per tradursi in azioni e politiche a vantaggio dei territori. Certo, rispetto a qualche anno fa, si sono fatti dei passi avanti, ha fatto notare il segretario generale di Federculture Roberto Grosso. L'idea che competitivita e identità nel nostro paese sono indiscutibilmente legate al territorio, che la cultura è un valore identitario ma anche economico è diventata una consapevolezza condivisa. Ma questo non basta più. «Il nostro paese ha il più ricco patrimonio culturale e può contare su un gran numero di iniziative - spiega Grosso - ma sul piano della qualità dell'offerta siamo indietro. Mancano le risorse, anche se per fortuna l'ultima finanziaria ha in parte invertito la tendenza. Ma siamo insufficienti anche come capacità di gestione e come promozione, servono idee, energie giovani, proposte».