ROMA - Stop ai traffici d'opere d'arte tra l'Italia e la Svizzera. Con una firma siglata a Roma tra il vicepremier e ministro dei Beni Culturali italiani Francesco Rutelli e il consigliere federale svizzero Pascal Couchepin, Italia e Svizzera hanno stretto un accordo di collaborazione sull'importazione e il rimpatrio dei beni culturali antichi. Un accordo, ha sottolineato Rutelli, che togliendo un possibile canale ai trafficanti d'arte, «dà un colpo durissimo a chi pensasse ancora di trafugare i nostri capolavori e portarli all'estero». In pratica, ha spiegato il consigliere federale Couchepin, chi vende o compra un oggetto d'arte in Svizzera deve dimostrare la sua origine, se non è in grado di farlo, quell'oggetto è considerato sospetto. Se il negoziato con la Svizzera si è concluso in modo molto positivo, quello con il Getty museum per il momento resta aperto e nell'aria c'è anche l'ipotesi di una rottura. Lo ammette il ministro Rutelli, che sottolinea: «Finché c'e uno spazio da percorrere lo percorreremo». Ma non nasconde che «lo spazio si sta assottigliando», mentre ribadisce che l'Italia «non firmerà accordi inaccettabili». Da parecchi mesi è in piedi la trattativa con il museo di Malibù. L'Italia contesta la proprietà di 52 opere d'arte antica, tra cui capolavori come la Venere di Morgantina e l'Atleta di Lisippo. Con il Getty, spiega ancora il ministro, «il governo si trova sempre di fronte all'alternativa tra rompere o accettare accordi inaccettabili. Finchè posso non rompo, ma non accetterò accordi ingiusti». Un altro incontro ci sarà e potrà essere decisivo. L'Italia manterrà posizioni rigide continuando a richiedere le opere. Dal totale di 52, la richiesta italiana sarebbe scesa a 46 pezzi, tra cui, ritenuti indispensabili, la Venere e l'atleta. Il Getty avrebbe offerto una ventina di pezzi e vorrebbe non restituire i due capolavori più richiesti.