ROMA. Tempi duri per i trafficanti di antichità italiane. Un accordo firmato ieri tra l'Italia e la Svizzera promette infatti di colpire uno snodo fondamentale del commercio illecito di opere d'arte. «Diventerà sempre più difficile trovare un mercato per le opere trafugate dal nostro suolo», ha commentato il ministro per i Beni culturali e vice premier, Francesco Rutelli. L'Italia ha il maggior numero di opere d'arte antiche - il 30-40 del patrimonio mondiale - e la Svizzera è il secondo mercato internazionale per le antichità, dopo Londra. Negli ultimi decenni l'itinerario di beni trafugati dall'Italia ha quasi sempre incluso un «passaggio» in Svizzera, con una permanenza in depositi blindati. «Chi vende sul nostro mercato dovrà dimostrare la provenienza dell'opera e il luogo dove è stata acquistata», ha spiegato il consigliere federale per la cultura Pascal Couchepin. «Finora c'erano molte zone oscure. Vogliamo che il mercato in Svizzera sia etico, pulito e responsabile». L'intesa, per ora, riguarda le opere fino all'anno 1500. Per quelle successive, le maglie rimangono assai larghe. Il generale Ugo Zottin, comandante del Nucleo per la tutela del patrimonio artistico, è convinto che l'accordo servirà da deterrente contro i trafficanti. «E' probabile che s'ingegneranno a trovare altri sbocchi. E dovremo dimostrare di essere più bravi di loro». La soddisfazione di Rutelli per l'accordo raggiunto è temperata dal malumore per come sta procedendo il negoziato con il Museo Getty per la restituzione di 52 opere di grande valore, tra cui il bronzo di Lisippo e la celebre Venere di Morgantina, trafugate vent'anni fa dalla Sicilia (passando per la Svizzera). La trattativa è ormai vicina alla rottura, ha ammesso il vice premier: «Noi andiamo avanti ma lo spazio si sta assottigliando, non accetterò un accordo inaccettabile», Gli americani non considerano ancora soddisfacenti le prove presentate dal governo per dimostrare che le opere sono state trafugate. Il negoziato è reso più complicato dal processo penale intentato dal governo contro il Getty, in corso a Roma. «In questa partita bisogna giocare a muso duro», spiega una fonte del ministero. «Senza il processo al Getty, nessun museo americano avrebbe firmato un accordo per la restituzione di opere». All'inizio di quest'anno il governo ha raggiunto un accordo «battistrada» con il Metropolitan Museum di New York per la restituzione di opere importanti, tra cui il famoso cratere di Eufronio. La differenza, spiegano al ministero, è che le trattative per il Met sono state condotte dal direttore in persona, Philippe de Montebello. Quelle con il Getty sono gestite dagli avvocati. Il mese scorso il governo ha raggiunto un accordo anche con il Museum of Fine Arts di Boston per la restituzione di 13 opere archeologiche, principalmente etrusche. E, pare, avrebbe negoziati aperti con una decina di altri musei.
Traffico d'arte. Linea dura della Svizzera
Il ministro per i Beni culturali e vice premier Francesco Rutelli ha commentato un accordo tra l'Italia e la Svizzera per colpire uno snodo fondamentale del commercio illecito di opere d'arte. L'accordo promette di rendere più difficile trovare un mercato per le opere trafugate dall'Italia, in particolare per quelle fino all'anno 1500. Il generale Ugo Zottin, comandante del Nucleo per la tutela del patrimonio artistico, è convinto che l'accordo servirà da deterrente contro i trafficanti. Tuttavia, Rutelli è soddisfatto solo per l'accordo con la Svizzera e non per la trattativa con il Museo Getty per la restituzione di 52 opere di grande valore.
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