Per l'almanacco "VeneziaAltrove" sono sparse nel mondo 60mila opere di ingegno realizzate qui, compreso il simbolo In città si conserva ad esempio un solo Antonello da Messina, e il 7-9 del patrimonio archeologico Venezia Nel mondo, lontano dalla Laguna, ci sarebbero 60mila opere frutto dell'ingegno veneziano. Statue e dipinti, naturalmente, ma anche vetri, musiche, persino marchi universali, come la famosa chiocciolina di Internet, che non sarebbe stata inventata dagli inglesi ma proprio dai veneziani, nella seconda metà del '500, per indicare la misura di una damigiana. Di questa vera e propria diaspora artistica si occupa da cinque anni l'almanacco "VeneziaAltrove", promosso da un inedito club di studiosi chiamati a raccolta dal sociologo Giuseppe De Rita attorno alla Fondazione Venezia2000 Impresa e Cultura in collaborazione con Fondazione di Venezia, e realizzato per la Marsilio dal giornalista del Messaggero Fabio Isman. Il sodalizio indaga sulle sparizioni, affronta veri e propri gialli, e alle volte risolve anche i misteri più fitti: fino a scoprire magari l'esistenza, proprio a Venezia, dell'ultimo "deposito" di dipinti creato dal Demanio nel '800, con 350 tele che nessuno aveva più visto da almeno due secoli; oppure l'individuazione, da parte degli studiosi dell'Almanacco, in un magazzino del museo Puskin di Mosca di un Tiziano considerato ormai disperso. O ancora la scoperta che per edificare il museo di Boston e trapiantare negli Usa un angolo di Venezia, la collezionista Isabella Stewart Gardner non esitò ad acquistare persino i balconi di un palazzo storico sul Canal Grande.Tra gli obiettivi dell'Almanacco poi, anche la creazione di un "Indice delle presenze veneziane", per sapere dove è oggi ciò che Venezia un tempo possedeva ed aveva prodotto. L'ultima edizione dell'opera, che sarà in libreria a dicembre, è stata presentata ieri a Roma, nella sede della Stampa Estera. C'erano, oltre a Isman e De Rita, anche Giuliano Segre, della Fondazione Venezia, e Giuseppe Proietti, capodipartimento del ministero per i Beni e le Attività Culturali. «Dovunque si vada, girando il mondo, si trova qualcosa di veneziano, dipinti, vetri, statue, musiche che siano - sottolinea De Rita - tanto che la Venezia che è "altrove" è oggi forse più ampia e più vista di quella pur enorme e non adeguatamente fruita che è rimasta in città. Ma tutto questo non deve alimentare nostalgie e rimpianti. Perché il fatto che la cultura veneziana sia oggi diffusa ovunque, spalmata in altre culture, è comunque motivo di orgoglio, è comunque un possibile fattore di potenza».E forse non solo di diaspora si è trattato, ma anche di un modo di esportare cultura. «In questi anni ho capito che c'è una ragione sociologica dietro a questa grande accumulazione di cultura che poi è andata dispersa». I fattori di base sono la produzione e il collezionismo, spiega De Rita, ai quali si è aggiunto il mercato. Venezia è stata per secoli un grande polo produttore di arte, una sorta di multinazionale della cultura.Si produceva tantissimo, ben più di quello che la sola città potesse ospitare. Così come sono leggendarie le collezioni raccolte dai ricchi veneziani, che spesso - da abilissimi mercanti - sono stati anche gli artefici, non disinteressati, della dispersione. La grande dispersione, iniziata con un'asta di dipinti il 5 giugno 1506, toccò il culmine forse con le oltre 25mila opere portate via dai francesi di Napoleone. «Solo i beni archeologici - ha dichiarato Isman - oggi rappresentano il 7-9 del patrimonio una volta custodito a Venezia; i manoscritti delle opere di Vivaldi si trovano a Torino, mentre delle venti opere che Antonello Da Messina realizzò nel corso del suo soggiorno veneziano, durato tredici mesi, solo una è rimasta a Venezia, un'altra è in Italia e le altre diciotto si trovano all'estero». R.C.
Arte, la diaspora di Venezia
L'almanacco "VeneziaAltrove" indaga sulla diaspora artistica veneziana, ovvero sulle opere d'arte create a Venezia che sono state spese nel mondo. Secondo l'almanacco, ci sono 60mila opere veneziane in giro per il mondo, tra statue, dipinti, vetri e musiche. L'opera è stata creata da un club di studiosi che si occupa di scoprire e indagare sulla dispersione di queste opere. L'ultima edizione dell'almanacco è stata presentata a Roma e include un "Indice delle presenze veneziane" che elenca le opere veneziane che si trovano in giro per il mondo.
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