Genova. Il giallo del Caravaggio ritrovato infiamma già il mondo degli esperti d'arte di tutta Italia. Oggi la Soprintendenza della Liguria insieme all'Opificio delle Pietre Dure di Firenze presenta una Incoronazione di Spine fin qui ritenuta copia di un'opera autografa di Michelangelo Merisi, e, secondo gli esperti genovesi invece, a sua volta opera del genio lombardo. Documentazioni storiche e valutazioni ar-tistiche porterebbero a questa proposta di attribuzione che, secondo l'esperto fiorentino che ne ha curato il restauro, rimane comunque una ipotesi, «senza prove né a favore ne contro». L'attribuzione sarà discussa oggi pomeriggio all'onore del mondo, in un convegno nella chiesa di San Bartolomeo della Certosa di Rivarolo, come una possibilità, per gli studiosi genovesi molto Ben sostenuta, da mettere alla prova del dibattito all'interno della comunità scientifica. Già schierati contro l'attribuzione a Caravaggio, Vittorio Sgarbi e il massimo esperto Maurizio Marini. Sarà presentata oggi a Genova una copia dell' "Incoronazione di spine" che potrebbe essere attribuita al Maestro I dubbi di Marini: «Ma noi a Roma esporemmo un suo quadro "genovese"» Caravaggio irrompe a Genova e getta nello scompiglio critici ed esperti , "torbido e contentioso" quale ce lo descrivono i suoi biografi, ancora pronto a scatenare opposti sentimenti, comunque violenti. Uno storico dell'arte della Soprintendenza di Genova Piero Donati e un esperto dell'Opificio delle Pietre Dure Marco Gatti, dopo aver seguito per anni il restauro di un quadro conservato dall'ottocento in una chiesa della periferia genovese, oggi ne propongono l'attribuzione al maestro lombardo. Non più copia dell"'Incoronazione di Spine" di Prato come si era sempre creduto, ma a sua volta originale. E come tale la propongono oggi pomeriggio all'onore del mondo, in un convegno nella chiesa di San Bartolomeo della Certosa di Rivarolo, presentando l'ipotesi, per gli studiosi genovesi molto ben sostenuta, dell'attribuzione alla comunità scientifica perché si dia il via al più vasto e articolato dibattito. Ma ha già percorso l'Italia questo vento impetuoso di un "nuovo" Caravaggio, e da Roma il massimo esperto di Michelangelo Merisi, Maurizio Marini risponde non solo smontando la tesi dell'autenticità del quadro di Rivarolo («per la debolezza strutturale soprattutto e per la stessa fragilità della documentazione storica, senza gli opportuni riscontri») ma rilancia con un "suo" Caravaggio. Dalle implicazioni genovesi. Fin qui sconosciuto. Andrà in mostra a Roma da metà di novembre come un Caravaggio ritrovato. Non più «opera controversa», « intrigante quesito» come ancora è definito negli stessi ambienti della Soprintendenza genovese la nostra "Incoronazione di spine", ma capolavoro oggi attribuito senza ombra di dubbi dallo storico Marini. Si tratta della "Vocazione dei Santi Pietro e Andrea", delle collezioni reali londinesi, commissionato a Caravaggio dal genovese Vincenzo marchese di Giustiniani, il banchiere del Papa, e donato nel 1604 al conte di Arundel. Una copia di quel quadro eseguita da Bernardo Strozzi, oggi conservata a Genova, è stata un viatico per Marini, che è giunto all'attribuzione certa di quel quadro nero come la pece che non lasciava intravedere il genio. Ma anche lo strepitoso Narciso, racconta Marmi, era stato portato a Genova da una stirpe di mercanti. E ed era a Genova nell'agosto del 1605 l'inquieto e fosco Michelangelo, riparando qua mentre lo inseguivano quattro processi istruiti contro di lui per ferimenti e omicidi e dopo una fuga dal carcere. La soprintendente di Genova Giuliana Algeri parte da lì, da quel breve soggiorno: ipotizza che il quadro sia dipinto in quel periodo nella sua parte centrale, vistosamente di più elevata qualità, e poi abbandonato da un uomo in fuga quale era lui, e completato successivamente da un altro. «Non è liquidabile come una copia come si è detto finora -incalza la Algeri- perché la parte centrale che noi proponiamo come caravaggesca è di grande livello, soprattutto nella figura del Cristo e del carnefice, rispetto alla sottostante. E poi un copista non lavora in due tempi, a distanza di decenni». Quindi si fa appello al Ratti che racconta che sul finire del XVIII secolo nella collezione genovese di Pietro Gentile era presente una Incoronazione di Spine attribuita al Caravaggio. La riapertura al culto della chiesa di San Bartolomeo, pochi anni dopo l'allontanamento dei frati certosini (1798) coincide all'inarca col periodo della vendita dell'importante collezione. Il responsabile del settore restauro dipinti dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze Marco Ciatti ci tiene a pun-tualizzare: l'attribuzione rimane una ipotesi, plausibile da un punto di vista storico, ma sempre ipotesi. «Non abbiamo trovato prove né a favore ne contro l'attribuzione, per cui non si può né dire né smentire. Rimarrà un'opera discussa». Un vero e proprio giallo. Dunque originale o copia dell'Incoronazione di Spine di Prato? Entra di nuovo in campo Maurizio Marini che dell'autentico capolavoro di Prato, ha scoperto, negli anni Ottanta, insieme alla Barbiellini Amidei, la riguardante documentazione storica nell'archivio di Palazzo Massimo. Uno scoop non da poco: la ricevuta di Caravaggio e la ricevuta di Cigoli che ne aveva fatto una copia. Dunque il dibattito che i genovesi vogliono accendere da oggi, è già fuoco vivo. Marini: «L'autore del quadro di Rivarolo mentre eseguiva questa copia dell'Incoronazione aveva davanti l'originale di Prato, ma la prima versione del Caravaggio che successivamente vi dipinge un muretto con un mantello verde appoggiato, perché era stato definito il punto di vista della quadreria dove sarebbe stato collocato». Ma l'autore se Michelangelo Merisi non è, chi è? «In area pisana e senese lavorava un ottimo copista di Caravaggio, tal Michelangelo Vanni che firma anche la copia dell'Ecce Homo di Arenzano».
Il giallo del Caravaggio. La Soprintendenza lancia l'ipotesi; gelo degli storici
A Genova, la Soprintendenza della Liguria e l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze presentano una copia dell'opera "Incoronazione di Spine" di Michelangelo Merisi, attribuita al maestro lombardo. Gli esperti genovesi sostengono che l'opera non sia una copia dell'originale di Prato, ma un'opera originale. L'attribuzione sarà discussa oggi pomeriggio in un convegno nella chiesa di San Bartolomeo della Certosa di Rivarolo. Maurizio Marini, il massimo esperto di Michelangelo Merisi, sostiene che l'opera sia originale e non una copia dell'originale di Prato.
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