Non sappiamo quando e come finirà lo scontro interno al centrodestra rispetto al destino dell'assessore Sgarbi. Di sicuro, però, conosciamo chi ci perde: Milano. Innanzitutto della città della cultura, quella degli operatori del settore, artisti, giovani creativi, intellettuali, fruitori di eventi ai quali serve sapere quale tipo di politica si ha in mente e quali idee si intendano mettere in campo. Su questi aspetti chi governa (ormai da un decennio) deve condurre una riflessione. Milano, nel suo «fare pubblico» sembra mortificare le potenzialità e i talenti che l'attraversano. A differenza di quanto avviene a Roma, Genova, Torino (ma anche a Brescia, Bergamo, Rovereto) o in numerose metropoli europee si ha, nella nostra città, la sgradevole sensazione di una mancanza di una «politica» della cultura. Cioè la capacità di fare «rete» tra gli eventi, di valorizzare le grandi istituzioni (e in questo quadro la polemica mossa da Sgarbi verso la Scala l'ho trovata semplicemente lesiva dell'interesse della città) a fianco delle quali esaltare lo straordinario patrimonio che frequenta Milano. Dopo anni nei quali si è ritenuta la «cultura» milanese più che altro il titolo da dare all'ennesima speculazione edilizia o alla conquista di posti nei consigli di amministrazione, oggi bisognerebbe decidere di investire in essa per ridare respiro al futuro della città concependola come un grande fattore di sviluppo e un'occasione per dare benessere a tutta la città coinvolgendo anche altri enti. Questo vuoi dire scegliere di operare un cambiamento radicale che ancora non si vede, per esempio affrontando il tema del destino del Teatro degli Arcimboldi o scegliendo come e dove costruire un museo dell'arte contemporanea, oppure come valorizzare i percorsi dell'arte e della cultura giovanile, il che significa il riconoscimento dell'esperienza del centro sociale Leoncavallo ed anche, però, il rilancio della Fabbrica del Vapore. 0 ancora decidere d'immaginare eventi per fare della nostra città il luogo dell'incontro tra artisti del mondo. In altre parole si deve avere l'ambizione di superare l'impostazione che ha caratterizzato il passato pili recente ricordandosi che la nostra città, nonostante lo sguardo di amministrazioni comunali distratte, è anche città d'arte, di industrie dell'editoria e del libro, di grandi aziende della comunicazione (a cominciare dalla Rat), di incontro naturale tra impresa e creatività, di storie collettive gloriose e dunque di memorie da coltivare. Per concludere darei un consiglio al sindaco. Si tenga Sgarbi o lo sostituisca. Ma decida di non seguire la sua coalizione sul tragico terreno che ha segnato la politica culturale in anni che non credo serva a nessuno conservare. segretario cittadino DS Milano