Roma Gli storici dell'arte delle Soprintendenze sono in subbuglio. Nella legge collegata alla Finanziaria c'è un articolo che li ferisce e che potrebbe chiudere, non proprio brillantemente, una vicenda su cui a lungo si è polemizzato un mese fa: un concorso bruscamente interrotto dal ministero, un concorso indetto per selezionare soprintendenti e che si sperava alleviasse il malessere profondo che affligge le strutture pubbliche di tutela. Le Soprintendenze lamentano organici ridotti all'osso. Eppure sono impegnate nella salvaguardia di un patrimonio immenso con un personale invecchiato, senza ricambio, mortificato da stipendi bassissimi e colpito da politiche avventate che espongono chi interpreta correttamente la tutela a insidie di ogni genere. Negli anni del governo Berlusconi, i tagli e la scelta di aumentare i dirigenti centrali a scapito delle strutture territoriali, le Soprintendenze appunto, hanno prodotto una sofferenza diffusa, accentuata dal sapore politico di molte nomine, adottate a volte con criteri di fedeltà che svilivano le competenza tecnico-scientifiche. Erano rimaste scoperte 11 Soprintendenze archeologiche su 22, 13 architettoniche su 28 e 11 storico-artistiche su 30. A questi vuoti si era rimediato nominando "reggenti" un po' dovunque, quasi sempre a costo zero. A febbraio scorso sembrava che fosse matura una svolta. Veniva indetto un concorso per gli 11 posti di soprintendente storico-artistico (erano decenni che non ne veniva bandito uno). Si sono iscritti 400 candidati, ne venivano ammessi 300 (fra gli esclusi anche Vittorio Sgarbi). Ma dei 150 che hanno concluso le prove scritte (un tema di storia dell'arte, uno sulla tutela, un altro di restauro) , la Commissione, presieduta da Antonio Paolucci, ne ha ammessi agli orali 48. Fra gli esclusi figuravano 8 degli 11 soprintendenti "reggenti". Sembra che il tema di storia dell'arte non fosse stato svolto correttamente, che qualcuno si fosse concentrato solo su un autore mentre la traccia richiedeva di ragionare su un percorso storico. Alcuni degli esclusi hanno presentato ricorso al Tar e le loro proteste hanno avuto sfogo sui giornali (ne ha scritto più volte Sgarbi). Il concorso, sostenevano, sarebbe stato inficiato da irregolarità e i compiti sarebbero stati corretti con troppa fretta. Inoltre si contestava il fatto che nella valutazione non avevano peso i titoli, le pubblicazioni e i lavori svolti, compreso quello di aver retto per anni una Soprintendenza. Nel frattempo, però, il ministro Francesco Rutelli nominava Direttore regionale per l'Umbria Vittoria Garibaldi, una delle candidate che non aveva superato la prova scritta. Contro la decisione del ministro insorgevano i sindacati: a loro avviso era improprio che una storica dell'arte non ritenuta idonea per un posto di soprintendente venisse designata a un ruolo superiore a quello di soprintendente. Ma lo scontro non si esauriva. La prova orale del concorso si sarebbe dovuta tenere dal 12 al 20 settembre. Il 6 settembre, però, ognuno dei candidati ammessi ha ricevuto un telegramma dal ministero: il concorso era rinviato sine die perché erano stati presentati ricorsi e non si poteva proseguire. Per chi aveva superato gli scritti è stata come una doccia gelata. Mesi e mesi a studiare finiti nel nulla a causa di un ricorso che, sostengono, attendeva ancora di èssere esaminato (il Tar ha fissato l'udienza per il 24 ottobre), e che in ogni caso non poteva danneggiare chi era stato ammesso agli orali. Fra i 48 storici dell'arte figurano direttori di musei come la Galleria Borghese (Anna Coliva) o Capodimonte (Maria Utili) o il soprintendente reggente di Lucca (Luigi Ficacci) e altri studiosi e funzionari più giovani. Mentre la tensione saliva, è arrivata la Finanziaria. Che, all'articolo 16 della legge collegata, come se un concorso non si fosse già per metà svolto, di concorso ne indiceva un altro, per 40 posti, riservandone metà ai dipendenti del ministero «incaricati di funzioni dirigenziali». Di fatto, qualcuno ha osservato, ai "reggenti". Non appena la norma è circolata si sono sollevate molte proteste e il sottosegretario Andrea Marcucci ha assicurato che il governo avrebbe emendato quell'articolo, indicendo un concorso "per esami e per titoli". Ma per tutti i concorrenti o solo per alcuni, lasciando che una parte dei posti sia comunque riservata a chi ha già un incarico di dirigente e fra Questi alcuni dei bocciati? La situazione è ancora confusa. E intanto alcuni degli ammessi del vecchio concorso annunciano una lettera a Giorgio Napolitano. Per le Soprintendenze il malessere è destinato a continuare.
La rivolta degli storici dell'arte
Il governo ha indetto un concorso per selezionare nuovi soprintendenti storico-artistici, ma il concorso è stato interrotto a metà a causa di ricorsi presentati dai candidati esclusi. La Commissione di valutazione ha ammesso solo 48 dei 150 candidati che hanno concluso le prove scritte, escludendo 8 dei 11 "reggenti" nominati per coprire i posti vacanti. I candidati esclusi hanno presentato ricorso al Tar e hanno contestato la decisione del ministro Francesco Rutelli di nominare un direttore regionale per l'Umbria senza aver superato la prova scritta. Il ministro ha poi deciso di rinviare il concorso sine die a causa dei ricorsi.
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