Questa mattina però Grifoni promette di stare molto attenta. «C'è un protocollo stipulato tra noi e l'amministrazione. Raccomanda di trattare le pietre con delicatezza. Il protocollo per ora non è stato rispettato. Se si va avanti così dovrò per forza sospendere i lavori». Anche i cittadini del sit in protestano per la rottura delle pietre. «Non è neanche quello che mi scandalizza - precisa la soprintendente - Quando si toglie il lastrico alcune pietre vanno sempre perdute, l'importante è conservare le più preziose e soprattutto quelle che sono intorno ai monumenti. Siccome all'inizio le prime vanno per forza spaccate, sono rimasta esterrefatta quando il nostro architetto andato sul posto mi ha comunicato che i lavori avevano preso l'avvio dalla parte del Bargello. Era evidente che si sarebbe dovuto iniziare da via Verdi dove il lastrico è meno importante». Da via del Proconsolo a via Verdi va il primo tratto di strada da ripavimentare in 80 giorni per permettere a via Ghibellina di sopportare le deviazioni di traffico rese necessarie dall'arrivo del cantiere dei Grandi Uffizi in piazza Castellani e soprattutto da renderla, tramite l'asfalto, più facile da accomodare in caso di rottura dei sottoservizi. Perché la strada, quando il cantiere occuperà buona parte della piazza e farà passare solo il bus 23 in senso alternato con i furgoni dei lavori, diventerà l'unica via di uscita da quella parte di città. Tutte queste ragioni ha spiegato ieri Matulli ai rappresentanti dei cittadini del sit in, accompagnati in Palazzo Vecchio dai capigruppo di Rifondazione in Comune e Provincia, Anna Nocentini e Sandro Targetti, raccomandando loro di andarlo a ripetere in assemblea. Nel frattempo, ha detto, avrebbe interrotto i lavori per permettere all'assemblea di svolgersi in maggiore tranquillità. Iniziativa, quella dell'interruzione, che di fatto ha coinciso con le richieste della soprintendente. I cittadini protestavano, non solo per l'asfalto al posto delle pietre, ma anche, secondo loro, per la scarsa programmazione e per la decisione affrettata e scarsamente discussa. «Effettivamente è stata presa all'ultimo minuto - conferma Grifoni - Abbiamo saputo dell'asfalto in via Ghibellina solo il 28 settembre e la richiesta ufficiale ci è arrivata il 3 ottobre. Ma i problemi in città sono tanti e i soldi per ripavimentare le strade mancano, non mi sentirei di protestare per questo. Né noi possiamo permetterci un rinvio dei cantieri degli Uffizi. Dunque abbiamo detto: bene, purché le pietre tornino tra cinque anni, quando il cantiere chiuderà». Una promessa a cui la strada non crede. «Il protocollo è chiaro - dice Grifoni - Se il lastrico non sarà ripristinato, la soprintendenza potrà ricorrere alla procura della repubblica. Per ora però si potrà usare al massimo la pala meccanica, mai il martello pneumatico».