Assume i contorni di un vero e proprio giallo la attribuzione a Caravaggio della "Incoronazione di spine" conservata nella Chiesa di San Bartolomeo della Certosa di Genova. Il quadro considerato da sempre una riproduzione del capolavoro del Caravaggio, conservato a Prato, in un'intervista a la Repubblica di ieri del soprintendente per il patrimonio storico artistico della Liguria, Piero Donati, era stato attribuito allo stesso grande maestro. La paternità dell'opera però è controversa e nel pomeriggio di ieri è arrivata una smentita da parte dell'Opificio, che ne ha curato il restauro, che polemicamente avanza obiezioni sulle dichiarazioni del soprintendente. «Che la "Incoronazione di spine" di Genova sia un Caravaggio è una teoria di Piero Donati e sue sono le responsabilità di ciò che afferma. L'Opificio delle Pietre Dure di Firenze che ha curato il restauro non ha mai affermato una cosa del genere». A sottolinearlo all'agenzia Adn Kronos Cultura è Marco Ciatti, responsabile del settore restauro di dipinti dell'Opificio, che, insieme con Cristina Acidini, ha curato per otto anni il restauro dell'opera. «Anzi, mi stupisco che la notizia sia uscita solo oggi (ieri per chi legge ndr), in occasione della ricollocazione della tela nella chiesa genovese da cui proveniva, perché il restauro è stato completato circa due anni fa - ha aggiunto Ciatti - la curiosità è che abbiamo avuto presso l'Opifccio contemporaneamente le due versioni dell'Incoronazione: quella di Prato e quella di Genova. La prima è stata effettivamente attribuita a Caravaggio, ma per quanto riguarda quella di Genova non abbiamo trovato alcuna prova che facesse pensare a una seconda copia dell'artista». «La teoria del soprintendente Donati, fondamentalmente stilistica, si basa sull'ipotesi che l'opera di Genova si componga di due nuclei - ha spiegato il responsabile dell'Opificio - uno centrale realizzato da Caravaggio e un intervento successivo ad opera di altri artisti, ma le indagini radiografiche e gli esami condotti sulla tela presso l'Opificio non hanno evidenziato stesure pittoriche differenti, per cui non possiamo né smentire né confermare la teoria di Donati. Sicuramente, la parte più esterna del dipinto ha evidenziato l'uso di materiali del secondo Seicento, quindi le date non combaciano e non vanno a favore della teoria di Donati, il nucleo più interno, quello che Donati attribuisce a Caravaggio, essendo la parte del dipinto meglio conservata; non si presta a esportazione di tasselli al fine di fare ulteriori analisi, quindi l'attribuzione del dipinto resterà incerta». La teoria del soprintendente Donati si basava anche sulla permanenza nell'agosto del 1605 tra le mura della Superba di Caravaggio, in fuga da Roma per aver ferito il notaio Mariano Pasqualoni, e sull'esistenza di un biglietto autografo nel quale l'artista prometteva al principe romano Massimo Massimi di eseguire una "Incoronazione" simile a quella che aveva già realizzato per lui. L'Incoronazione di Prato appunto. Ma la querelle promette nuovi sviluppi e nuove "spine".