Genova, il direttore della Soprintendenza del capoluogo ligure attribuisce a Merisi la grande tela che raffigura una «Incoronazione di spine» trovata in condizioni disastrate. Il restauratore dell'opera ha dei dubbi: «L'attribuzione resta una ipotesi, non ci sono prove decisive» GENOVA - E' giallo su un «Caravaggio in soffitta», che divide gli esperti. Si sapeva della sua esistenza ed in passato se ne era parlato come di una copia dell' «Incoronazione di spine» del Caravaggio, ma l'occhio degli esperti della Soprintendenza per il patrimonio artistico di Genova ha trovato nel dipinto trovato in pessimo stato nella soffitta di una chiesa della periferia cittadina, la mano di Michelangelo Merisi. Comunque l'attribuzione non è sicura, restano alcuni dubbi. L'opera, già finita di restaurare da alcuni mesi ed esposta nell'oratorio annesso alla chiesa San Bartolomeo della Certosa a Rivarolo, un quartiere del ponente genovese, sarà presentata ufficialmente oggi alle 16 nella chiesa dalla soprintendente Giuliana Algeri, da Marco Ciatti dell'Opificio delle pietre dure e dal direttore della soprintendenza genovese Piero Donati. Il dipinto, un olio su tela di grandi dimensioni (203 per 166), che risalirebbe al 1605, anno in cui Caravaggio aveva cercato rifugio a Genova dopo aver ferito il notaio Mariano Pasqualoni, sarebbe un'opera incompiuta di Michelangelo Merisi, completata nella seconda metà del Seicento da un pittore genovese, forse Giovanni Battista Cartone. Lo scopritore del Caravaggio è il direttore della Soprintendenza per i beni artistici di Genova, Piero Donati. Ma secondo il restauratore, l'attribuzione al Caravaggio della tela di Genova rimane un'ipotesi, plausibile dal punto di vista storico, ma sempre un' ipotesi. A chiarirlo è il responsabile del settore restauro dipinti dell'Opificio delle pietre dure di Firenze. Che precisa: «durante il lungo e complesso lavoro di restauro non abbiamo trovato prove, né a favore né contro l'attribuzione, per cui non si può né dire né smentire, rimarrà un'opera discussa». Dal lavoro complesso portato a termine due anni fa dagli esperti dell'Opificio «non sono emerse né prove né evidenze». L'unica cosa certa è che si tratta di una tela del Seicento, per cui anche nel caso si trattasse di una copia (nella produzione di Caravaggio si contano molte seconde mani) sarebbe comunque una copia molto antica, spiega Ciatti.
Caravaggio in soffitta, giallo a Genova: un quadro del Seicento divide gli esperti
Il direttore della Soprintendenza per il patrimonio artistico di Genova ha attribuito a Merisi la grande tela "Incoronazione di spine" trovata in condizioni disastrate. Tuttavia, il restauratore dell'opera ha dei dubbi sull'attribuzione, considerandola un'ipotesi senza prove decisive. L'opera, un olio su tela del 1605, è stata restaurata e sarà presentata ufficialmente oggi. Gli esperti dell'Opificio delle pietre dure di Firenze hanno non trovato prove a favore o contro l'attribuzione, lasciando l'opera come una tela del Seicento discussa.
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