Il ministero per l'Università ha bloccato il progetto per la Grande Brera: «Troppo alto l'affitto del nuovo edificio alla Bovisa». Si ferma così anche il piano di allargamento della Pinacoteca nella sede storica. «È la dimostrazione di una grave miopia politica», dicono Stefano Zecchi e Vittorio Sgarbi. L'affitto è caro: due milioni di euro all'anno. E il ministero dell'Università non se lo può permettere: «L'ampliamento dell'Accademia di Brera alla Bovisa costa troppo». In sostanza: c'è il terreno su cui costruire l'edificio, il via libera dell'ex governo (firmato anche da Letizia Moratti) e un polo dell'architettura con cui convivere. Ma la Finanziaria impone di fare economia: lo dice una nota arrivata da Roma il 27 settembre. E ora? Il progetto della Grande Brera rischia di saltare: l'Accademia non si espande alla Bovisa, la Pinacoteca non si allarga nella sede storica e gli studenti non avranno Palazzo Citterio. «Il problema è politico, tocca la valutazione stessa dell'importanza attribuita a Milano», sostiene il presidente dell'Accademia, Stefano Zecchi. Il governo chiede tempo: «Stiamo valutando». Il Comune ribatte: «Miopia politica». La polemica è servita. «L'Accademia merita più attenzione», attacca Zecchi. L'ex assessore alla Cultura ha già «chiesto al sindaco di farsi parte attiva nelle vicenda» e ha informato «sia il ministro sia il sottosegretario Dalla Chiesa». Cioè, tutti. Perché il rischio, dice il presidente dell'Accademia, «è che questa sia una delle tante incompiute di Milano. Non si riesce mai a stringere su tempi e modi». I tempi, sul progetto Brera in Brera, si misurano in anni. Il dibattito trova un primo accordo solo il 3 marzo del 2004: firmano i ministri Giuliano Urbani (Beni culturali) e Letizia Moratti (Miur). I toni sono entusiastici: «L'allargamento di Brera è necessario». Il ministero dei Beni culturali finanzia il restauro di 27.800 metri quadrati della sede storica con 43 milioni di euro. Sulla carta: l'Accademia lascia alla Pinacoteca 4 mila metri quadrati, ne recupera 6.500 con il restauro di Palazzo Citterio (finanziato con 11,8 milioni) e si allarga in un edificio alla Bovisa. Il Miur approva il 10 maggio 2004: «Considerato il rilievo nazionale di questa Accademia, si autorizza la stipula di un contratto d'affitto. Il ministero potrà assicurare un contributo non superiore a due milioni di euro annui». Tutto liscio. Due milioni bastano per una sede di 20 mila metri quadrati. Comune e Agenzia del territorio danno il via libera; il 26 luglio scorso arriva anche quello dell'Avvocatura dello Stato. La doccia fredda è del 27 settembre. In sintesi: «II progetto costa troppo». Nando Dalla Chiesa, sottosegretario all'Università, lo dice chiaro: «Con l'affitto di un anno alla Bovisa, lo Stato acquista la nuova Accademia di Firenze». Dunque? «Non intendiamo stracciare il progetto chiarisce . Ma va governato in termini finanziari. Brera è un gioiello: avvieremo una trattativa per verificare le condizioni d'acquisto della sede». Costo attuale: 26 milioni di euro. Da ridurre drasticamente. Nella vecchia sede la Pinacoteca soffre. Per mancanza di spazio, decine di capolavori prendono polvere in deposito, altri sono in prestito. Non solo. La sicurezza dell'Accademia, in attesa di sviluppi, resta quella che ha permesso lo sfregio alla Ebe del Canova. Per Vittorio Sgarbi, assessore di Palazzo Marino alla Cultura, «la mancanza di strategia culturale di questo governo lascia senza parole». Il motivo? «Pur con tutti i problemi di bilancio, non si può non ritenere Brera una priorità assoluta». Perché Brera «è come la Scala. Ha un'importanza cruciale non solo per Milano, ma per l'Italia».