Una fondazione privata di diritto americano per promuovere la cultura italiana negli Stati Uniti, questo è quanto il ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, è venuto ad annunciare mercoledì a New York. "Gli Stati Uniti e l'Italia hanno antichi legami, basati sul rispetto reciproco e sulla mutua ammirazione. Il mio governo intende fare tutto il possibile perché questi preziosi legami siano oggi più forti e più caldi che mai - ha esordito Urbani leggendo faticosamente un testo preparato in inglese -. L'idea del progetto che sono venuto a presentare è nata circa un anno fa, durante una riunione nel mio ufficio a Roma con l'amico Daniele Bodini. Non gli sarò mai grato abbastanza per l'eccitante serata in questo storico e blasonato club". È durante una cena al Racket Club, dove l'atmosfera è ovattata e austera e lo stile squisitamente inglese, che la nuova Fondazione per la cultura italiana riceve la benedizione del governo Berlusconi. Si tratta di un'iniziativa tutta privata che Bodini, un imprenditore immobiliare che da tempo ha preso cittadinanza americana, ha messo insieme con una ventina di uomini d'affari. Ospite d'onore tra i commensali l'ex governatore dello Stato di New York, Mario Cuomo. Il ministro si è impegnato a garantire urna serie di "pacchetti culturali" nel campo dell'arte, della musica, delle arti visive, e del design; dal canto suo la fondazione si occuperà di organizzare gli eventi, pensati su misura per un pubblico americano,assumendosi tutti gli oneri finanziari delle operazioni, e curandone completamente la gestione. Urbani si aspetta che "l'estetica e il culto della bellezza" siano i principi guida della fondazione, ma non dimentica il business: "È l'offerta a creare la domanda". Mostre, rassegne e concerti serviranno anche a far aumentare la domanda di prodotti italiani tra il pubblico americano. Il ministro fa un lungo elenco di tutto quello che il Bel Paese ha da offrire, parla di Cinecittà e di collezioni museali, di archeologia e di musica classica, e conclude: "da Kansas City a Minneapolis, come in altri centri del Midwest o del Sud del Paese vi è scarsa penetrazione della nostra cultura, e la fondazione intende ovviare a questa lacuna". Urbani parla di lacune e mostra di avere a cuore centri minori e periferie, ma né lui né Alan Elkann, il consigliere ereditato dall'ex vice ministro Vittorio Sgarbi che lo accompagna, durante tutta la missione a New York, si sono sognati di mettere piede all'Istituto italiano di cultura. Il programma è iniziato con una colazione al Club 21, cucina francese, sulla 52ma Strada, cui è seguita una conferenza stampa organizzata dalla Camera di commercio italo-amencana, e gran finale con il banchetto al Racket Club. Nella palazzina al numero 686 di Park Avenue, sede dell'Istituto, il cui compito è proprio quello di promuovere la conoscenza della cultura italiana, il ministro non si è visto e della fondazione hanno saputo solo per sentito dire. "Non siamo stati informati, nessuno ci ha invitato alla presentazione", ha dichiarato all'Unita la dottoressa Emilia Antonucci, reggente dell'Istituto sino a quando non arriverà il nuovo direttore. Il ministero degli Esteri, da cui dipendono gli Istituti per la cultura italiana nel mondo, ha scelto per la sede più prestigiosa Claudio Angelini, sinora corrispondente del TG2 da New York e presidente onorario di Rai Corporation. La nomina deve ancora essere ratificata per decreto dalla Corte dei Conti, un ritardo che si aggiunge ad altre preoccupanti manifestazioni di totale disinteresse da parte dell'attuale governo italiano. All'indirizzo Internet dell'Istituto http:www.italcultny.org) una misera paginetta con un paio di fotografie della sede e un calendario delle attività ridotto all'osso. Angelini, direttore in pectore, è riuscito a incontrare Urbani, ma in quanto giornalista. Lo si è visto all'inizio della conferenza stampa, ha rivolto alcune domande al ministro per le telecamere della Rai, e quindi si è affrettato a lasciare la sala insieme all'operatore. Una situazione perlomeno imbarazzante, visto che si è trovato a intervistare il ministro su un'iniziativa che sembra nascere in diretta concorrenza con l'Istituto che è stato chiamato a dirigere. "Non ci avevo pensato, mi mettete una pulce nell'orecchio - commenta diplomatico l'interessato -. Per ora continuo a fare il corrispondente, il nuovo incarico non diventerà effettivo prima dell'autunno, così mi hanno fatto capire da Roma, poi si vedrà. Di sicuro bisognerà che parli con Urbani e con Elkann". Angelini aspetta la Corte dei Conti, ma il governo Berlusconi non perde tempo e appalta le iniziative culturali all'estero ai privati. Visto che delle arti si occupa un immobiliarista, nei locali di Park Avenue forse inizieranno a speculare sul mattone.