Del codice Urbani si è detto tutto e il contrario di tutto. Troppo rigido (i costruttori, i sindaci dei piccoli centri desiderosi di espandersi). Troppo morbido e vago (gli ambientalisti e l'universo dei soprintendenti, tanti studiosi del diritto legato ai beni culturali). Adesso, nella sua forma definitiva dopo i numerosi cambiamenti, è comunque diventato lo strumento principe della tutela del nostro patrimonio artistico, così come la prevede la Carta costituzionale che di quella tutela fa un obbligo. Il passaggio del codice Urbani, citato per il parcheggio del Pincio, appare puntuale. Piazza del Popolo, più di tante altre aree urbane romane, è di fatto un bene vincolato quanto un monumento. Questo ovvio preambolo serve a mettere nella giusta luce le obiezioni di Italia Nostra al parcheggio del Pincio. Che non è, né vuole essere, il capriccio snobistico di una sparuta minoranza di intellettuali ammalati di rimpianto della Roma perduta e di una città che non può esistere più nel terzo millennio (altrimenti bisognerebbe inserire nella lista anche Antonio Cederna e la preziosa eredità critica che ha fortunatamente lasciato). La tentazione è ricorrente: vedere in chi invoca il rispetto della legge un nemico dello sviluppo della città, dei cambiamenti necessari a farne una moderna metropoli. Ne sa qualcosa Francesco Rutelli che si scontrò più volte con l'allora soprintendente archeologico Adriano la Regina, fiero avversario del «sottopasso» a Castel Sant'Angelo. Opera mai realizzata per via di quella polemica: e in quell'occasione Italia Nostra sposò le tesi di La Regina. Ora la contestazione tocca l'operazione Pincio. Nessuno nega che una nuova area dì sosta sarebbe decisiva per la pedonalizzazione del centro storico: una prospettiva che a Roma tutti si augurano. Ma sarebbe sbagliato liquidare le osservazioni della sezione romana di Italia Nostra come un abbaglio, un errore di valutazione, una critica che si occupa solo di un particolare senza badare al contesto romano. Solo un confronto pacato, un'analisi attenta servirà a raggiungere una sintesi utile per tutti.
Codice Urbani, riferimento per il patrimonio
Il codice Urbani è stato oggetto di molte controversie, ma nella sua forma definitiva è diventato lo strumento principale della tutela del patrimonio artistico italiano. La sezione romana di Italia Nostra ha espresso obiezioni all'operazione Pincio, che prevede il parcheggio del Pincio, affermando che non è un capriccio snobistico, ma una necessità per la tutela del patrimonio artistico. La sezione romana di Italia Nostra ha anche espresso preoccupazioni sulla pedonalizzazione del centro storico e sulla gestione del traffico. La controversia è stata già affrontata in passato, ad esempio con l'operazione sottopasso a Castel Sant'Angelo.
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