Erano partite in 200. Oltre venti milioni i voti già raccolti online Non ce l'hanno fatta il Palazzo dei Dogi, la Torre di Pisa e i trulli di Alberobello. Ma resta in corsa ancora il Colosseo. È l'ultima carta che l'Italia può giocarsi per piazzare uno dei suoi monumenti tra le Sette meraviglie del mondo. Anzi, le Nuove sette meraviglie del mondo, dato che tra le Vecchie non figuravano gioielli nazionali. Il millenario podio a sette posti se l'erano spartito, nel 200 avanti Cristo, la Grecia, l'Egitto e la Mesopotamia e ha resistito ben oltre la sopravvivenza di sei delle sette reginette prescelte da Filone di Bisanzio, giudice unico e incontestato fino a sei anni fa. L'idea di rinfrescare le onorificenze, ormai alla memoria, è venuta al magnate svizzero Bernard Weber che, durante l'Olimpiade di Sydney, nel 2000, ha lanciato un referendum mondiale per l'investitura delle Top Seven dell'epoca contemporanea. La selezione iniziale si limitava a una rosa di 17 opere architettoniche. Ma come spesso avviene nelle consultazioni democratiche, le candidature sono lievitate esponenzialmente a furor di popolo, fino a generare una coda di duecento pretendenti ai sette troni. Organizzatori ed esperti, guidati dall'ex direttore generale dell'Unesco, lo spagnolo Federico Mayor, hanno limato lista e ambizioni, ferito orgogli nazionali, sacrificato bellezze indiscusse come la torre di Londra e il ponte di San Francisco, Versailles e l'Empire State Building. Fino ad arrivare a 21 finaliste, ciascuna delle quali ha una probabilità su tre di accedere alla nuova classifica degli splendori universali. L'unico requisito di partenza era di essere un sito o un monumento creato o scoperto prima del 2000. Nessun limite d'età: «ragazzine» come l'Opera House di Sidney o la Torre Eiffel di Parigi si confrontano con veterane già esistenti anche al tempo di Filone, come l'Acropoli di Atene, la Grande muraglia cinese o la piramide di Giza, l'unica vecchia meraviglia superstite e ancora in lizza. La votazione si è adeguata ai tempi: via Internet (www.new7wonders.com) o via sms. A differenza di Filone, scienziato poco attento ai risvolti economici, il suo emulo svizzero ha apparecchiato per sponsor, ditte di abbigliamento e merchandising: i sostenitori dei monumenti in gara possono comprare online spille, borse, magliette e altri gadget del loro beniamino. Il certificato di voto ufficiale costa due dollari. La tazza da caffellatte di Timbuktu 12,99 e il berretto del Cremlino 18,99. Ma la Fondazione di Weber precisa di non avere scopi di lucro e di lavorare per la preservazione e il restauro dei beni culturali. Tra i suoi progetti, c'è la ricostruzione del gigantesco Buddha di Bamiyan, distrutto dai talebani afghani prima dell'inizio dell'ultima guerra. Una mongolfiera vola di meraviglia in meraviglia: ieri a Stonehenge, in Inghilterra, tra i megaliti preistorici dei druidi, la settimana prossima a Granada, davanti al castello dell'Alhambra, poi a Kyoto, in Giappone, sul tempio di Kiyomizu. L'ultima tappa, il 6 marzo, sarà a New York, per celebrare la ventunesima favorita in gara, la Statua della libertà. Secondo i dati della Fondazione, i voti espressi finora sono già 20 milioni e il contatore continuerà a girare fino a metà del prossimo anno. Le sette vincitrici saranno, virtualmente, incoronate a Lisbona in un giorno scelto non a caso: il 7-7-2007. Alle Sette meraviglie uscenti, salvo riconferma della piramide di Cheope, spetterà tutt'al più l'onore delle armi: l'ultimo appello, prima di essere accantonate senza rimorsi, come tutte le «ex». Nomi che nessuno si sforzerà più di ricordare: il tempio di Artemide, i giardini pensili di Babilonia, il Colosso di Rodi, il faro di Alessandria, il mausoleo di Alicarnasso, la statua di Zeus. Alle loro eredi passano lo scettro e una sfida: reggere per i prossimi 2.200 anni.