Due interventi comparsi ad un mese di distanza su La Nuova Sardegna della dottoressa Simonetta Sotgiu, magistrato di Cassazione sassarese, non aiutano a comprendere come la pensi sul piano paesaggistico regionale. Secondo il magistrato è legittimo, come si potrebbe capire dal primo intervento, oppure no, come si evincerebbe dal secondo? Sembra da evidenziare che il Ppr non detti disposizioni di «tutela indifferenziata di un'intera zona artificialmente considerata omogenea, quale la zona costiera», né preveda un'assurda «espropriazione di terreni costieri comunque vincolati». Così come rispetta le indicazioni giuridiche del Codice Urbani. Infatti, non ha solo preso in considerazione i «beni paesaggistici» già vincolati con la legge n. 14971939 (art. 136), ma ha inserito tra i beni da tutelare anche quelli appartenenti alle categorie territoriali di cui alla legge Galasso (art. 142). L'articolo 143 indica i contenuti del piano paesaggistico. Esso prescrive che il piano provveda alla «tipizzazione e individuazione di immobili o di aree diversi da quelli indicati dagli articoli 136 e 142, da sottoporre a specifica disciplina di salvaguardia e utilizzazione». Poi, il piano è tenuto alla «individuazione degli interventi di recupero e riqualificazione delle aree significativamente compromesse o degradate e degli altri interventi di valorizzazione». Alcune scelte di piano, come quella di ancorare l'edificazione in zone agricole all'esercizio di attività legate all'agro e a un minimo di superficie a disposizione, rivelano la loro razionalità proprio nel tentativo di evitare il completo degrado di alcuni paesaggi e coltivazioni tradizionali. Come gli oliveti nel Sassarese. Si deve rammentare, infatti, che la superficie agricola regionale è drasticamente diminuita soprattutto a causa dei fenomeni di urbanizzazione: in dieci anni, dal 1990 al 2000, si è registrato un calo del 24,7. Emblematico il caso delle aree agricole olivetate del Sassarese: fra il 1977 ed il 1998 Alghero ha perso 474 ettari di oliveti su 2.456 (-19,3 ), Sassari ne ha perso 361 ettari su 4.981 (-7,2), Sorso ne ha perso 342 ettari su 1.611 (-21,2). Soltanto Sennori e Tissi hanno registrato minimi incrementi, rispettivamente di 16 (3,5) e di 13 (7,3) ettari. In relazione alla sola Sassari, al 2002 dei 4.620 ettari presenti nel 1977, ne sono risultati «degradati» («oliveti radi, con 50-100 alberi per ettaro) ben 562, 27 ettari sono risultati formati da alberi sparsi (meno di 50 olivi per ettaro): grazie a tale indagine condotta con immagini satellitari si è appurato, quindi, che la perdita complessiva dell'area olivetata fruibile anche a fini economici è stata di ben 926 ettari (-19). E tale perdita è dovuta quasi esclusivamente alla crescita edilizia incontrollata nell'agro. Per cui se grazie al Ppr ci sarà qualche villa in meno e qualche olivo in più nell'agro sassarese non pare proprio un gran male. Anzi. E così se, pur rispettosi della grandezza imperiale di Roma, vi sarà qualche scarsamente frequentato stradello di campagna privo di asfalto. Quanto alla definizione dei diritti di uso civico quali «sorta di diritti parafeudali per la cui liquidazione lavorano appositi commissari, proprio con il fine di estinguerli definitivamente» si spera che quella del magistrato sia una considerazione strettamente personale, assolutamente non condivisibile, in quanto i demani civici hanno assunto una forte connotazione di salvaguardia ambientale, come autorevolmente ribadito in molte occasioni anche dalla Corte costituzionale e dalla Corte di cassazione. I terreni ad uso civico, inclusi o meno in provvedimenti di dichiarazione, assommano a circa 370.000 ettari in Sardegna, circa il 15 del territorio regionale. Che vogliamo fare, privatizzarli? Fare un nuovo «editto delle chiudende»? Favorire per l'ennesima volta lo speculatore di turno? Essi fin dalla legge Galasso, hanno anche acquisito una valenza di tutela ambientale che si è aggiunta ai tradizionali criteri di inquadramento giuridico, quali in generale diritti spettanti ad una collettività. E per difenderli le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico hanno combattuto ancora nella primavera di quest'anno una dura battaglia contro alcune norme «intruse» quanto folli contenute nel collegato alla legge regionale finanziaria 2006 che avrebbero consentito un vergognoso «accaparramento» di buona parte dei demani civici in favore di detentori senza titolo. Tali disposizioni sono state rapidamente eliminate dall'ordinamento regionale e, piaccia o no, gli usi civici non sono andati ad «estinzione».