Ce lo dice in pillole, ed è già un programma straordinario: 1) entro dicembre inaugurazione del museo archeologico di Catania, anche su forte pressione del presidente Lombardo; 2) inaugurazione a maggio-giugno del teatro antico di via Vittorio Emanuele capace di settemila posti, ed è l'evento più atteso e più clamoroso; 3) spettacoli musicali del teatro Bellini nella enorme piazza rinnovata e bellissima del teatro massimo; 4) studio di fattibilità per l'apertura al pubblico dell'anfiteatro romano di piazza Stesicoro; 5) pronta riapertura del piano terra e del primo piano del Castello Ursino destinato ad essere museo civico; 6) ricerca di una sede per un museo riservato all'arte contemporanea. L'assessore regionale ai Beni culturali Lino Leanza è un fiume d'iniziative in piena. Ne consegue che Catania, sinora priva di una qualsiasi struttura culturale d'alto livello, ed era una vergogna che non stava né in cielo, né in terra, potrà diventare un centro di primissimo piano nel settore dei beni culturali. Pensate: «Un museo archeologico con tutti i reperti recuperati dalla Guardia di finanza, un progetto caro all'on. Raffaele Lombardo; un teatro antico con settemila posti in via Vittorio Emanuele degno di ospitare grandi eventi internazionali; la grande orchestra e il coro del Massimo Bellini che danno spettacoli in piazza, e in futuro, se sarà possibile, la fruibilità dell'anfiteatro romano di piazza Stesicoro per il quale è al lavoro un comitato di esperti. Ho trovato la Soprintendenza di Catania ben motivata». Il tutto nel centro storico della città. L'assessore Leanza entra nel dettaglio: «Il teatro Bellini, che ha passato una fase di stanca, si rimetterà in moto. Prima dava nove spettacoli a stagione, negli ultimi tempi è passato a cinque spettacoli, di cui due soli co-prodotti. E questo nonostante i 21 milioni e rotti versati dalla Regione. Oggi il grande teatro catanese non si sa bene cosa sia, né Fondazione e né altro, certo non dev'essere uno stipendificio. Deve diventare intanto teatro regionale, perché è la Regione e non il Comune che paga, e poi cercheremo di farlo diventare ente lirico nazionale inserito nel Fus, il fondo unico per lo spettacolo, e allora sì che si potrebbe costituire la Fondazione con l'ingresso dei privati. Non si riesce a capire come mai in tanti anni non sia stato ancora fatto il tentativo di farlo diventare Ente lirico nazionale, il Bellini non sarà la Scala, ma ha una grande tradizione e una sede magnifica. Quanto al Sangiorgi è praticamente inutilizzato, in tre anni avrà fatto cinque spettacoli, allora affittiamolo e in questo caso tanto varrebbe trovare un accordo con il teatro stabile. Non si può lasciare inutilizzato un gioiello di questo genere. Per quanto riguarda il teatro antico di via Vittorio Emanuele avremo colloqui con i proprietari del palazzo che insiste nel sito per trovare un accordo, ma prima della prossima estate dovrà essere tutto pronto e sarà un magnifico polmone artistico per la città, al pari dei teatri antichi di Siracusa e di Taormina». «Non mi piace la politica degli annunci, ma dei fatti concreti», dice Leanza, e spiega le altre cose in cantiere: un concorso di idee per l'utilizzo razionale dell'Isola Bella di Taormina, il Satiro di Mazara del Vallo che sarà esposto al Louvre nel quadro delle opere di Prassitele; l'ultimo scavo da eseguire alla diga Pietrarossa per cui se i resti dell'antica «statio» romana sono ritenuti inamovibili la diga non entrerà in funzione, se invece possono essere asportati ed esposti in un museo, allora dopo tanti miliardi spesi e tante polemiche sarà utilizzata come invaso per irrigare le campagne. E' arrivato il momento di finirla con le diatribe e di prendere una decisione definitiva. «C'è anche da fare una rivisitazione dei musei siciliani - dice Lino Leanza -. Sapete quanto incassano tutti nel giro di un anno? Cinque milioni di euro. Eppure i Templi di Agrigento sono al terzo posto in Italia come visitatori, la Villa romana di Piazza Armerina al quinto posto, il teatro antico di Taormina all'undicesimo. Il fatto è che non paga quasi nessuno e non sono stati nemmeno allestiti servizi di bar e ristorazione. Se sopra la Neapolis di Siracusa, o se nella casetta sopra il teatro antico di Taormina si facessero ristoranti di charme, avrebbero un grosso successo. Dai musei e dai servizi collaterali dobbiamo incassare almeno 25 milioni di euro che saranno impiegati nel migliorare le strutture. Hanno persino fatto una convenzione con la Siae che è già uscita fuori da tutti i musei d'Italia, paghiamo 260 mila euro, oltre al 2,4 sullo sbigliettamento. A questo punto meglio fare un accordo con la guardia di finanza. Questo per segnalare uno dei tanti paradossi nella gestione dei beni culturali. La Sicilia ha potenzialità enormi ed è in grado di accogliere i grandi eventi, come s'è fatto a Palermo con la Biennale di Venezia, la cui accoglienza è stata giudicata straordinaria dallo steso Croff, direttore della Biennale. Per la prima volta la Biennale è uscita dalla Laguna. Enorme l'interesse per la sezione delle città-porto, con trenta porti tra i più importanti al mondo, da Barcellona a Toronto, da Amsterdam ad Amburgo. Porti inseriti dentro le città. Un'altra grande mostra la porteremo a Catania perché abbiamo dimostrato di essere in grado di ricevere e promuovere questi eventi. Queste mostre potrebbero essere allogate al Castello Ursino, che comunque dovrà essere museo civico archeologico. Intanto apriamo i primi due piani, poi via via andiamo salendo, altrimenti non sarà mai fruibile. In questi ultimi anni hanno preso un consulente, poi l'hanno mandato via e ne è arrivato un altro e così via, bisogna smetterla con questi giri e arrivare allo scopo. Intanto ho stabilito per decreto l'istituzione di un museo di arte contemporanea a Linguaglossa dedicato a Francesco Messina, oltre ad un museo d'arte contemporanea da realizzare a Catania». Resta in sospeso la questione del rientro in Sicilia dei preziosi reperti trafugati dai tombaroli e venduti ai musei americani. «Da anni sono in corso i colloqui - dice Leanza -, ora c'è la disponibilità dei musei statunitensi a restituirli e noi presteremo a loro altri reperti creando un interessante e costante circuito culturale. Anche con il Paul Getty museum di Malibu che conserva la Venere di Morgantina siamo in trattative molto avanzate e chiederemo al ministro Rutelli un impegno preciso per definire la questione sul piano diplomatico, non solo per la Venere, ma anche per il rientro del tesoro d'argento di Morgantina esposto al Metropolitan museum di New York e per gli acroliti, sempre di Morgantina, per i quali l'ex ministro Buttiglione aveva siglato un accordo. Si tratta di spingere, non c'è ostilità con i musei americani, solo dobbiamo premere per arrivare ad un accordo di reciproca soddisfazione». La più grande consacrazione che può avere la Venere di Morgantina è un ritorno in Sicilia, magari solo per qualche anno. Queste sono opere che appartengono al mondo».