Da dieci mesi il generale Ugo Zottin è al comando dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. Così è stata oggi ribattezzata l'istituzione nata nel '69 per recuperare, nella Penisola e nel mondo, dipinti, sculture, vasi, reperti di archeologia e testimonianze della memoria; insomma, tutto quel che fa parte di un grande e antico capolavoro chiamato Italia. L'ultima "missione speciale" riguarda l'Iraq, dove al nostro Paese è stato affidato il compito di ricostituire il "Dipartimento della Cultura". Ma la penultima operazione concerneva la Svizzera, e comunque ormai è impossibile star dietro all'attività nazionale e internazionale di questi "carabinieri dell'arte". Più sconfitte o più successi, buone leggi o non più tanto, e quali sono i segreti nella caccia ai rapinatori di cultura? La parola al generale Zottin, che è nato ad Acerra (Napoli) e ha cinquantatré anni. Come si fa a tutelare il patrimonio di un Paese che è il patrimonio più vasto dell'umanità? È una sfida, più ancora che un impegno. I soggetti coinvolti nell'attività di protezione sono diversi, a cominciare dalle strutture del ministero e da quelle degli enti locali. Il nostro compito consiste nella tutela ai fini di prevenzione dei reati e anche di repressione degli stessi. Più prevenzione o più repressione? Un nostro aspetto preminente è quello della prevenzione. Fa parte del l'attività istituzionale dell'Arma dei carabinieri. Prevenire è sempre meglio che reprimere: il vecchio adagio è ancora valido. Neppure nel calcio, In realtà, la miglior difesa è l'attacco; la miglior difesa è la difesa, giusto? A seconda dei casi. In determinati contesti gli interventi sono necessari. Non basta il controllo del territorio... In un anno quante operazioni svolgete? La nostra attività è specialistica, spesso di sostegno all'Arma territoriale. O anche alle altre forze di polizia che possono occuparsi dello specifico reato. Posso dire questo, riferendomi ai dati statistici degli ultimi due anni: i furti a danno del patrimonio culturale sono calati del venticinque per cento. Siamo passati dai 2.090 furti del 2001 ai 1.539 dell'anno scorso. Furti per i quali siete chiamati a Intervenire? Furti che sono avvenuti sul territorio nazionale. Noi abbiamo una struttura centrale, che è quella del Reparto operativo, con un'area di riferimento: il Lazio e l'Abruzzo. Poi contiamo su undici nuclei con competenza regionale o inter-regionale, che naturalmente coordiniamo. La struttura si sta estendendo, e questo avvantaggia l'incisività dell'azione su tutto il Paese. Proviamo a fare l'Identikit del vostri "clienti"... Sono le sovrintendenze, ma anche le strutture culturali sul territorio, oltre al settore dell'antiquariato. Per questo è così importante essere diffusi e inseriti in varie parti d'ltalia. Stiamo parlando di furti di un certo livello, è così? In realtà i furti sono di vasta tipologia. Possono riguardare dei capolavori attribuiti o attribuibili ad artisti famosi - Tiepolo, Guido Reni, Guercino, Caravaggio e via di seguito - oppure può trattarsi del semplice ritratto di un antenato che viene rubato a un privato cittadino. Valore immenso per lui, anche se -a dipingerlo è stato un autore sconosciuto, ancorché apprezzato o apprezzabile. In questo secondo caso contano l'aspetto affettivo e quello economico. Voglio dire: non è il furto dell'impianto hi-fi... Casa e Chiesa: che succede nei luoghi di culto? Intanto si deve sapere che le chiese d'Italia sono quasi centomila. Ognuna delle quali rappresenta uno straordinario «contenitore» di memorie. E, molto spesso, di vere e proprie opere d'arte. Rappresentano anche il luogo più vulnerabile? Dopo le abitazioni private, sì. Intanto per il loro numero, almeno novantacinquemila - secondo stime compiute -, più i conventi e le abbazie. Le loro opere d'arte, sia a fini liturgici, sia a fine di arredo sacro, possono far gola ai malintenzionati. Si pensi ai candelabri, agli inginocchiatoi, alle vie crucis. Valenza culturale, religiosa e artistica insieme. Le nostre leggi aiutano a recuperare I beni trafugati o mica tanto? II nostro pacchetto normativo è datato. Il fondamento ormai è del 1939, anche se poi è stato armonizzato in un testo unico del 1999. Mi riferisco alla nota legge-Bottai, a cui all'epoca collaborò anche Argan. Essa fu certamente all'avanguardia per l'epoca Ma oggi ha bisogno di un ulteriore aggiornamento. In che senso e In quale campo? È' necessario inasprire le sanzioni per chi commette reati in tema di beni colturali Oggi come oggi chi viene a casa mia e porta via un computer, rischia più o meno la stessa pena che se portasse via (se l'avessi!) un Guido Reni. Esiste un testo di legge, all'attenzione del Consiglio dei ministri, che configura un'ipotesi di reato specifica e speciale, quella del «furto d'arte». È un testo che è stato vagliato e predisposto da una commissione, che ha lavorato tanto nell'ambito del ministero dei Beni culturali quanto in quello della Giustizia. Ora l'attenzione si sposterà prima al governo e poi al Parlamento. Vengono previste delle novità anche sulle violazioni di natura archeologica, i cosiddetti scavi clandestini. Oggi che cosa rischia il tombarolo? Una denuncia a piede libero. Salvo casi particolari di circostanze aggravanti, che possono far scattare anche un arresto facoltativo. Con la nuova normativa, verrebbe invece introdotto l'arresto facoltativo sempre. Con ipotesi di aggravamento di pena se si usano strumenti di sondaggio del terreno, come gli spilloni o i metal-detector. Esiste collaborazione da parte degli altri Stati per la restituzione del beni sottratti in Italia? Sì, direi proprio di si Bisogna naturalmente valutare caso per caso. Dov'è che rimangono le ultime resistenze? Le ultime resistenze stanno per cadere. Se fino ad oggi la Svizzera è stato un po' il Paese transito di oggetti sottratti in Italia e che prendevano altre vie, ora sta mostrando una particolare sensibilità. La Svizzera collabora. Lo scorso autunno abbiamo recuperato una serie di opere fra cui una tavola del maestro Giovanni Bellini, «Donna con bambino», che era stata asportata da un'abitazione privata di Milano addirittura nel 1975. In più quel Paese sta anche per sottoscrivere la Convenzione Unesco del 1970. Convenzione che prevede una serie di adempimenti importanti fra gli Stati firmatari. Pensi che noi siamo nati addirittura un anno prima della Convenzione, siamo nati nel 1969. Questo per rimarcare la sensibilità che l'Italia può vantare sul tema. Qual è la dote più importante per chi deve scoprire e inseguire i rapinatori culturali? Il fiuto di investigatore associato a una particolare sensibilità per il bello dell'arte e della cultura in generale. "Cacciatore" e amante del bello... In questo settore è difficile lavorare da puri e semplici investigatori. L'arte è sempre manifestazione del bello. Dunque... Invece, la caratteristica che più ritrovate nei vostri clienti, i "criminali del bello"? Dipende un po' dai livelli, a dire il vero. Alcuni hanno un vistoso senso della cultura, non c'è dubbio. Un senso purtroppo teso verso atti e comportamenti negativi. Qual è il momento più delicato di una vostra operazione? Le nostre attività sono a volte contraddistinte da tempi un po' più lunghi rispetto alle altre. Ogni operazione fa storia a sé, ma una cosa è decisiva: avere molta fiducia e una grande dose di pazienza. Citavo prima il caso di un recupero avvenuto dopo ben ventotto anni dal furto. Avrete anche un elenco del capolavori trafugati: quant'è lungo? Da tempo noi pubblichiamo un bollettino delle ricerche delle opere d'arte rubate, il condensato di quanto si può ritenére di maggiore rilievo. Di più: da alcuni anni compare anche su Internet (basta cliccare sul sito www.carabinieri.it oppure www.beniculturali.it e si trova il link di riferimento a noi), e perciò è consultabile da chiunque. Diamo, inoltre, tutta una serie di indicazioni e di suggerimenti per prevenire il rischio di... Approfittiamone subito: che si deve fare per "difendere" un'opera? Dal nostro sito è scaricabile la "scheda dell'opera", come la chiamiamo. Mi spiego: quando si porta via qualcosa, se questo qualcosa È documentato - cioè fotografato innanzitutto, e poi descritto per dimensioni e tipologia - la denuncia, accompagnata da questa scheda, ci consente di risalire all'opera. Altrimenti tutto diventa più complicato. Dico perciò ai privati: "prevenite" il rischio, compilando e conservando la benedetta scheda. All'occorrenza può rivelarsi decisiva per trovare il dipinto, la scultura, l'opera di cui si denuncia il furto. Ma il nostro patrimonio storico-artistico è tutto "catalogato" o, data la vastità, è pura utopia? Qualcosa manca ancora. L'attività di catalogazione è seguita con particolare attenzione dall'Istituto centrale del catalogo e della documentazione. Le procedure sono state uniformate da tempo. Ma la materia è talmente vasta... Catalogare quel che c'è nei musei, è una cosa, ed è tutto inventariato; farlo per tutte le decine di migliaia di chiese, crea già problemi maggiori. Si sta lavorando moltissimo, la stessa Pontificia commissione per i beni culturali da anni ha dato disposizioni alle diocesi. Anche la Conferenza episcopale italiana segue da vicino quest'aspetto. Obiettivo comune è l'informatizzazione di tutti questi beni. Attraverso la nostra banca dati noi siamo collegati con l'Istituto centrale del catalogo. E la nostra banca dati è la più importante del mondo, non solo perché è la più vecchia - ha cominciato a immagazzinare informazioni nei primi anni Ottanta -, ma anche perché è la più fornita e aggiornata. Dulcis in fundo: siete stati contattati per la missione irachena. Di che cosa si tratta e come si svolge? Tenga presente che proprio dal nostro sito Internet è possibile accedere a un settore specifico, che riporta oggetti iracheni asportati all'epoca della prima guerra nel Golfo. Quest'inventario fu fatto dal Centro Scavi di Torino -del ministero. Quei dati sono stati adesso integrati con un'altra quarantina di fotografie arrivate tramite Interpol, e che continueremo a incrementare. Anche perché in questo momento abbiamo a Baghdad un nostro ufficiale. Compito previsto? Ha un impiego del tutto particolare: è inserito in quel contesto di funzionali - fra cui esperti del Centro Scavi e del ministero degli Esteri -, che fanno parte della struttura diretta dall'ambasciatore Pietro Cordone. È l'unico non americano responsabile del cosiddetto Dipartimento della Cultura nell'ambito del governo provvisorio. Un riconoscimento davvero significativo per il nostro Paese. Assieme agli altri, il nostro ufficiale, che è là da pochi giorni, deve aiutare a ricostruire la struttura dei beni culturali dell'Iraq. Scopo della missione non è quello di sostituirci a loro, ma di dare un aiuto nella rinascita amministrativa e tecnica di quella struttura, lavorando fianco a fianco con funzionari iracheni Operazioni di inventario, di catalogazione, di informazione ma non di indagine, che non ti compete.