Il nuovo contro l'antico: le trivelle del cantiere della futura stazione di Porta Susa hanno raggiunto e perforato le storiche gallerie in cui Pietro Micca immolò la sua vita per salvare Torino dagli assedianti francesi. Esattamente trecento anni fa l'esplosione di una mina aveva provocato il crollo, fatale per il granatiere ma provvidenziale per la città. Ieri è bastato un carotaggio effettuato dai tecnici del consorzio Scarl per mettere fuori uso gli storici cunicoli. Ma se Pietro Micca è entrato nella storia, non dovrebbe invece riuscirci il pur simpatico Domenico Panza, direttore dei lavori nel cantierone che si estende fra corso Bolzano e la Ferrovia. I danni non sono infatti gravissimi e già stamattina una buona parte delle gallerie verrà riaperta al pubblico, fatto salvo il tratto interessato dal crollo, sequestrato dalla Procura della Repubblica. Ma andiamo con ordine. La brutta sorpresa è stata rilevata ieri mattina: i tratti terminali di due gallerie, una a livello -7 metri e l'altra a livello -14, erano interrotte da crolli. Più esattamente una trivella aveva perforato la «Galleria Capitale Alta della Mezzaluna del Soccorso», attraversata da un micropalo d'acciaio «millefibre» e poi inondata dal cemento a presa rapida. Proprio quel cemento, correndo lungo un condotto di aerazione aveva poi provocato il crollo di una massa di terra che ha ostruito la seconda galleria, denominata «Capitale Bassa della Mezzaluna del Soccorso», sette metri più sotto. Entrambe si trovano in una zona non agibile al pubblico, a circa 100 metri dal normale percorso di visita del Museo che, in ogni caso, per prudenza è stato chiuso al pubblico. Subito dopo la scoperta del crollo, i responsabili del Museo Pietro Micca hanno avvertito i carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico ed i vigili del fuoco. L'ispezione è stata meticolosa, in qualche momento difficile sia per l'eccessiva umidità della galleria inferiore, sia per l'odore di metano che ha poi consigliato il ripiegamento ai perlustratoli. I carabinieri ed i vigili del fuoco hanno individuato sei perforazioni della galleria, una delle quali caratterizzata dalla presenza di un cavo d'acciaio per stabilizzare e fissare il quale era stata effettuata, dall'alto, una abbondante iniezione di cemento. Più complicato è stato invece individuare, in superficie, il punto dove erano stati effettuati i lavori. Carte alla mano è stato raggiunto l'immenso cantiere che si snoda lungo la ferrovia, profondo circa 5 metri rispetto al livello di corso Bolzano. Qui, con la guida del direttore del cantiere Domenico Panza e del responsabile dei lavori, ingegner Luciano Marmai, è stato possibile capire subito cos'era successo: sul lato dello scavo verso il corso erano stati inseriti quattordici gruppi di micropali, ad una distanza di circa un metro l'uno dall'altro, successivamente fissati con iniziezioni di cemento armato, per consentire il futuro ancoraggio di sistemi di contenimento dello scavo. Pare che a monte di tutto ci siano state imprecisioni delle carte: «Quei micropali sono indispensabili per dare sicurezza al cantiere - hanno spiegato Marmai e Panza - e dopo di quelli dovremo piantarne altri. Ma lì sotto non ci doveva essere la galleria. Avevamo studiato il posizionamento dei micropali proprio per evitare di interferire con quanto c'è nel sottosuolo». I vigili del fuoco hanno inviato, già ieri mattina, un primo rapporto al sostituto procuratore Panelli che ha disposto il sequestro dei due tratti di galleria interessati, oltre che della zona del cantiere dove sono stati collocati i micropali. Nei prossimi giorni verranno affidate le perizie tecniche. I carabinieri, dal canto loro, provvederanno a denunciare alla magistratura l'accaduto, nonchè gli eventuali responsabili della violazione dei vincoli storico-artistici stabiliti 35 anni fa a protezione dei cunicoli da un decreto dell'allora ministro Romita. Il danno pare comunque rimediabile in poche settimane, mentre lievissimo (se le perizie si svolgeranno con la dovuta solerzia) dovrebbe anche essere il ritardo nei lavori della nuova stazione ferroviaria. I crolli sono stati anche oggetto di discussione in Consiglio regionale dov'è stato approvato all'unanimità un ordine del giorno presentato dalla Lega con il quale si chiede di bloccare i lavori.