Un Castello per pochi intimi. L'afflusso di visitatori al vecchio maniero è limitato. La struttura ormai si riempie soltanto in occasione di cerimonie (pubbiche e private), raduni e spettacoli musicali. Ma c'è una spiegazione al lento declino del Castello. Le zone aperte al pubblico sono soltanto due. Il biglietto da visita (leggi sentieri d'accesso a Colle Pancrazio) è impresentabile. I lavori di riqualificazione e restauro sono fermi da circa un anno. Il tempo si è fermato all'improvviso. Gli operai dell'impresa che stava effettuando l'intervento hanno lasciato sul posto impalcature, cumuli di mattoni e altro materiale, muri sventrati, transenne, strisce per delimitare aree a rischio. Il quadro è precario, come testimoniano le foto a fianco, scattate dal nostro Franco Arena. Uno dei monumenti simbolo della nostra città dimenticato dal Comune e dalla Soprintendenza. Il primo non fa niente per accelerare la ripresa dei lavori, l'altra non controlla la qualità degli interventi dal punto di vista architettonico, storico e culturale. Alcune parti del castello sono state modificate in modo selvaggio. Mentre altrove si lavora per il recupero del materiale originario, a Colle Pancrazio si sostituiscono i pezzi cadenti con materiale che non richiama l'antico disegno. Forse sarebbe meglio chiudere al pubblico la rocca in attesa della ripresa dei lavori di restauro. Così com'è, è inutile tenerla aperta. La situazione è sotto gli occhi di tutti (o quasi). Dall'ex statale 19 si vedono le impalcature e si pensa a un cantiere vivo. Invece dentro il castello non c'è un'anima. Basta avvicinarsi a Colle Pancrazio per capire come stanno le cose. Il sentiero principale che conduce al Castello Svevo rappresenta il perfetto indicatore dello stato di abbandono in cui si trova il maniero. Una distesa di scatole di cartone ed eternit vicino ai cassonetti dei rifiuti dà il benvenuto. Proseguendo verso la rocca, si notano le pareti completamente ricoperte d'erbaccia, arbusti e rovi. Sotto i resti del vecchio ponte levatoio c'è un fazzoletto di terreno recintato. Diamo un'occhiata da una fessura che si apre nelle lamiere. C'è materiale di risulta. E poi armadietti e pedane in legno. Insomma, un deposito bello e buono. Fatta l'ultima rampa, s'arriva all'ingresso del Castello. A destra e sinistra, le prime due zone off limits. Alla parte alta del maniero è impossibile accedere. Al piano terra sono stati rimossi i vecchi pavimenti. Qualche pezzo di tufo è adagiato vicino alle colonne. Al suo posto materiale moderno che stona con il resto dell'ambiente. Lontanissimo parente di quello antico che con un piccolo sforzo sarebbe stato possibile recuperare. Stesso discorso vale per la copertura di uno dei locali vicino alla sala delle armi, che è out per via dei lavori cominciati e subito dopo interrotti. Le vecchie tegole sono state sostituite con altre all'avanguardia. E se giri gli occhi puoi anche imbatterti in uno strato di porfido (?). Di tutto di più, insomma. Il giardino usato per feste e raduni è l'unico punto di sfogo per i visitatori anche se non mancano transenne che limitano i movimenti. E la sala del trono? È aperta al pubblico. Ma è mal tenuta. Dentro ci sono pedane in legno, scrivanie, sedie malandate, cavi elettrici. Materiale utilizzato per manifestazioni e lasciato là per giorni e giorni in attesa che qualcuno vada a recuperarlo. Un altro angolo storico trasformato in deposito. E che dire di quella monofora tappata con uno strato di gommapiuma durante la registrazione di un disco da parte di alcuni allievi del vicino Conservatorio? I rumori provenienti da quella fessura disturbavano l'incisione e così qualcuno ha avuto la brillante idea di "chiudere" quella finestra. Dimenticandosi di togliere il "tappo" a lavoro finito. Al Castello Svevo insomma vince la politica del trasformismo domina su quella del mantenimento dell'esistente. Da quanto tempo amministratori e tecnici di Palazzo dei Bruzi non varcano la soglia del maniero? I finanziamenti annunciati più volte per il recupero della rocca che fine hanno fatto? La Soprintendenza è al corrente delle tecniche innovative e delle iniziative estemporanee degli ospiti della rocca di Colle Pancrazio?