Pompei. Lavoratrici allontanate con minacce a seguito delle segnalazioni che il sindacato "Fillea Cgil" avrebbe rivolto alla Soprintendenza per chiedere le opportune verifiche sulle irregolarità riscontrate. La denuncia è del segretario generale Gianni Sannino che ha segnalato agli organi di informazione i gravi episodi che si sarebbero verificati all'interno del complesso archeologico. Un'accusa gravissima, anche perché, stando alla nota del rappresentante dei lavoratori, le richieste di chiarimenti avrebbero riguardano anche la legittimità del "subappalto" posto in essere, al fine di ripristinare la legalità contrattuale. «La Fillea Cgil e Fillea Restauro di Napoli - si legge nella missiva - sono da tempo in campo per denunciare il diffuso stato di illegalità e di precarietà in cui versa il settore del restauro, dell'archeologia e, più complessivamente, dei beni culturali. Evasione contributiva, violazioni contrattuali, sicurezza zero, lavoro nero e grigio, mortificazioni professionali». E così «succede che a Pompei, area Scavi, nel cantiere di ristrutturazione e restauro della "Casa Trebius Valens", i cui lavori sono stati affidati all'impresa Valentino Srl, la quale avrebbe subappaltato alla Ac Restauri, le lavoratrici siano state allontanate con minacce a seguito delle segnalazioni che la Fillea ha rivolto alla Soprintendenza per chiedere le opportune verifiche sulle irregolarità riscontrate». «È inaccettabile - prosegue Sannino - che la giusta denuncia delle violazioni, all'ordine del giorno in questo settore, determini rappresaglie ricattatorie nei confronti dei lavoratori tentando di scagliarli contro il sindacato, reo di porsi come obiettivo il superamento della precarietà e il riconoscimento della dignità professionale e umana di tante ragazze e ragazzi che operano nei beni culturali». «Riteniamo, a questo punto, indispensabile un intervento della Soprintendenza a cui spetta il compito di garantire la regolarità e il rispetto dei diritti contrattuali nelle procedure di affidamento dei lavori».