Se i titoli finanziari sono in genere meno prodighi del passato e gli immobili mostrano segnali di ripensamento, il mercato dell'arte è decisamente controcorrente e nel biennio 2005-2006 ha registrato, a livello mondiale, un incremento del 10 annuo, avvicinandosi a 3,5 miliardi di euro nel solo segmento delle case d'asta. Le migliori performance nelle aste sono per gli «old masters», col record della Veduta sul Canal Grande di Canaletto battuta a Londra per 16,6 milioni di sterline, ma l'arte contemporanea sta gradualmente guadagnando terreno. In ogni caso la pittura copre il 72,4 del mercato, seguita dal disegno (12,7) e dalla scultura (9,9). L'Italia è al quinto posto nella classifica del mercato dell'arte, capeggiata dagli Stati Uniti (43,1 del totale). Seguono Inghilterra (28,4), Francia (6,6), Hong Kong (3,7). È quanto rilevato dal Rapporto sul commercio dei beni artistici di Nomisma, secondo cui «il valore del mercato italiano è 520 milioni di euro», con una crescita del 4,5 del 2005 sul 2004 e più o meno lo stesso valore nel 2006 sul 2005. «Il valore del mercato italiano», dice Stefano Stanzani, coordinatore del Rapporto, «si può ritenere inadeguato rispetto alla tradizione culturale che l'Italia potrebbe esprimere». Quanto alle caratteristiche del mercato, Stanzani spiega: «Le innovazioni tecnologiche e l'avvento della new economy hanno favorito la vendita di opere d'arte on-line, ma sono i vecchi antiquari e galleristi a rappresentare oltre il 60 del valore del mercato italiano. Le case d'asta realizzano circa il 35 del fatturato, la restante quota deriva dalle vendite on-line, dai mercatini e dall'art banking». In Italia, infatti, sta emergendo il fenomeno dell'art banking, che non è solo l'acquisto di opere d'arte. Secondo il Rapporto «nei mercati anglosassoni i meeting e simposi d'arte che gli istituti di credito propongono ai migliori clienti assumono un ruolo di status paragonabile a quello di un'auto di lusso. Così spesso le banche si trasformano in gallerie. Anche in Italia si sta diffondendo questa prassi e l'arte diviene un modo per differenziare i servizi». Per ora questo particolare intreccio tra banche e arte rappresenta, secondo le stime di Nomisma, appena l'l del fatturato complessivo del mercato dell'arte ma la previsione è di una crescita nei prossimi anni a un tasso medio del 15, con l'85 degli istituti che in qualche modo si interesseranno d'arte. Tra i dati interessanti, la crescita del numero dei piccoli collezionisti: la difficoltà nel trovare investimenti con forte appeal ha invogliato alla ricerca del giovane artista con quotazioni abbordabili. E sulla scia di questa «popolarizzazione» sono nati i primi fondi chiusi d'arte, ovvero si investe sul fondo e si guadagna sull'aumento delle quotazioni con in più la possibilità di tenersi in casa per qualche mese (pagando un «affitto») una delle opere del fondo.