Nella tanto criticata finanziaria c'è spazio anche per i «raccomandati». La denuncia è di 48 storici dell'arte, funzionari delle soprintendenze di molte città italiane, tra cui Venezia, che si sono visti sospendere il concorso per 11 posti di dirigente di cui avevano già passato lo scritto (in realtà ben tre ed impegnativi). Subito dopo la mossa della sospensione, il ministero per i Beni culturali ha fatto inserire nella legge finanziaria (articolo 16 del decreto legge presentato al Parlamento) l'autorizzazione «per fronteggiare indifferibili esigenze di funzionamento» un nuovo concorso per dirigenti. Il sospetto è che il nuovo concorso sia stato indetto per favorire alcuni di coloro che hanno sostenuto lo scritto di quello sospeso e sono stati bocciati. Un sospetto che diventa certezza quando, sempre all'articolo 16 della Finanziaria, si legge che si autorizza a bandire «un concorso riservato per titoli di servizio e professionali» a funzionari che hanno svolto incarichi dirigenziali temporanei. Un modo, insomma, per promuovere quei funzionari che ultimamente sono stati scelti, senza alcun concorso o selezione, per dirigere soprintendenze. Alcuni di loro, ben dodici, avevano partecipato al concorso precedente, ma nove erano già stati tagliati fuori dopo lo scritto. Non si erano dati pervinti e avevano presentato ricorso al Tar, ricorso in base al quale il ministero lo ha sospeso, rinviando gli orali, danneggiando i 48 funzionari che avevano superato il primo scoglio e che si stavano preparando per affrontare il secondo. «Nell'articolo del decreto legge spiega Luca Caburlotto, funzionario della Soprintendenza per il polo museale lagunare e uno dei 48 che ha superato lo scritto non si cita il fatto che un concorso per dirigenti era già in atto e si finge di non sapere che l'emergenza citata come giustificazione per la nuova prova sarebbe stata rapidamente superata appena arrivato il pronunciamento del Tar». Tra l'altro, non è mai accaduto che il ministero sospenda un concorso ancor prima della sentenza. Caburlotto cita l'articolo 97 della Costituzione, quello in cui si afferma che agli impieghi nelle Pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso. «Questo articolo fondamentale conclude viente stravolto: prima si nominano, politicamente, i dirigenti facenti funzioni, poi si istituisce un concorso a loro riservato e li si ratifica. A mio avviso avviso una gravissimma lesione al principio costituzionale».