Nel 2005 le risorse destinate al Fondo unico per lo spettacolo sono diminuite di 35 milioni di euro, un decremento di circa il 7 rispetto al 2004. Il trend negativo della spesa complessiva del pubblico per la partecipazione alle varie attività di spettacolo si viene confermato riducendosi del 6,4. Le nuove competenze agli enti locali daranno un assetto ancora più provvisorio al mondo dello spettacolo. Questi alcuni dati che emergono dalla «Relazione sull'andamento del Fondo unico per lo spettacolo e sull'andamento complessivo dello spettacolo per l'anno 2005», di recente presentata in parlamento dal ministro per i beni e le attività culturali, Francesco Rutelli. Un quadro della politica per lo spettacolo che, come si legge nella stessa relazione, «è impresa non facile, anche perché l'intervento statale a sostegno del settore è stato spesso episodico e frammentario». La normativa di settore, infatti, è stata da sempre oggetto di modifiche e integrazioni che hanno parzialmente vanificato l'intento di dare un quadro organico delle norme e dei regolamenti a sostegno dello spettacolo dal vivo e del settore cinematografico. Se a queste considerazioni si aggiunge il fatto che, con il novellato Titolo V della Costituzione, si delega agli enti locali la competenza in materia di spettacolo dal vivo e nel settore cinematografico, la relazione evidenzia che si aumenterà la conflittualità tra i livelli di governo regalando un assetto ancora più provvisorio al mondo dello spettacolo. Il Fus nel 2005. Gli stanziamenti complessivi sono diminuiti di circa 35 milioni di euro, una cifra inferiore del 7,1 rispetto all'anno precedente per quasi tutti i settori. Solo il cinema registra una maggiore flessione pari al 7,2. Le fondazioni lirico-sinfoniche perdono circa 17 milioni di euro, le attività cinematografiche 6,3 milioni di euro, le attività musicali circa 5 milioni di euro, il teatro e la prosa 5,9 milioni di euro, la danza perde invece circa 600 mila euro e, infine, le attività circensi e lo spettacolo viaggiante perdono poco più di 500 mila euro. A completamento, i dati segnalano risorse in calo anche per il funzionamento dell'Osservatorio dello spettacolo, delle Commissioni e dei comitati e anche al fondo di dotazione dello stesso Ministro. La dotazione 2005 del Fus, si legge nella relazione, ammonta a 464,439 milioni di euro, un decremento che, rispetto al 2001, raggiunge una considerevole percentuale nella misura del 12,5. La spesa del pubblico. Nel biennio 2004-2005 il numero di spettacoli è aumentato del 2, ma il numero di biglietti e la relativa spesa si sono ridotti rispettivamente del 7,2 e del 6,4. Complessivamente, nel 2005 sono stati spesi poco meno di 950 milioni di euro, circa 65 milioni in meno rispetto al 2004. L'interesse del pubblico, invece, è stato invece monitorato su base quinquennale, dal 2001 al 2005. Il settore della danza fa registrare un vero e proprio exploit, pari al 35 a differenza del cinema (1,7). Riguardo ai prezzi medi suddivisi per settore, la parte del leone la fa la lirica (oltre 44 euro). Per la danza si spendono in media 12,7 euro e infine, per il grande schermo, 5,73 euro.
Fus, nel 2005 tagli per 35 milioni
Il Fondo unico per lo spettacolo (Fus) ha registrato una diminuzione di 35 milioni di euro nel 2005, rispetto al 2004. La spesa complessiva del pubblico per le attività di spettacolo è stata ridotta del 6,4%. Le nuove competenze agli enti locali hanno aumentato la conflittualità tra i livelli di governo. Il cinema ha registrato una riduzione del 7,2%, mentre la danza ha registrato un aumento del 35%. I prezzi medi per i biglietti sono stati di 44 euro per la lirica, 12,7 euro per la danza e 5,73 euro per il grande schermo.
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