La biblioteca europea dovrebbe sorgere nell'area dell'ex stazione di Porta Vittoria La Bibbia e il Corano. Platone e Confucio, Dante e Molière, Giotto e Picasso, Verdi e Wagner, Ricardo e Popper. In sintesi, l'intero patrimonio intellettuale e artistico dell'umanità dalla notte dei tempi al futuro prossimo venturo. Un progetto bello e ambizioso per Milano e l'Italia, che meriterebbe un'attenzione speciale ma che, come spesso accade per le opere che riguardano la "cultura", viene sorpassato o trascurato. LA BEIC, la biblioteca europea studiata dall'architetto Peter Wilson, riceverà - se il finanziamento verrà confermato insede di approvazione definitiva - nella Finanziaria del governo Prodi 3 milioni di euro. E dato che complessivamente per farla decollare servono 236 milioni, si comprende quanta ragione hanno gli amministratori cittadini e regionali quando parlano di scarsa attenzione e contributi dirottati verso altre iniziative. Il sindaco Letizia Moratti, nella sua famosa lettera al presidente del Consiglio l'aveva messa tra i punti fondamentali delle opere da concretizzare, così come l'Agenzia per l'Innovazione e altre. Una richiesta d'aiuto ribadita nei giorni scorsi, insieme al governatore Formigoni, quando il ministro Padoa Schioppa ha fatto visita agli imprenditori di Confindustria. Ora, dopo l'allarme lanciato dall'assessore alla Cultura, Vittorio Sgarbi, interviene anche il responsabile delle Infrastrutture, Bruno Simini che, seppure con toni soft, sottolinea: «Roma è capitale, ma anche Milano lo è». Non vorrebbe ma il paragone è obbligatorio: «I soldi che arrivano qui sono il 50 per cento in meno, e soprattutto per quanto riguarda l'edilizia per la cultura, il confronto è deprimente». Finora, a parte l'area nella quale dovrebbe avere casa(l'exstazio-ne di Porta Vittoria, ma il solito Sgarbi-contrario sostiene che sarebbe più adatto il vecchio palazzo di Giustizia) e il disegno, della Beic non esiste ancora manco l'ombra. E tre milioni sono oggettivamente una cifra esigua per cominciare a rimboccarsi le maniche. Ma non ci si arrende. «Ora dobbiamo prima di tutto avere la conferma di questo finanziamento, e poi fare un po' di conti di quanto si riesce a mettere insieme con le altre leggi nazionali ed europee», aggiunge Si-mini, «ma una cosa è certa, qui c'è la buona abitudine di far partire i lavori soltanto quando si ha la certezza che potranno essere portati a buon fine. A differenza dì ciò che succede da altre parti, posando la prima pietra e rinviando sine die l'inaugurazione».