Ottanta metri di percorso e una decina di tombe ritrovati durante gli scavi in via Boccea UNA strada romana è stata scoperta a nord di Roma, sulla via Boccea, ad un passo dal Raccordo anulare, nel corso dei lavori previsti per far nascere un nuovo supermercato in via del Podere Zara, un'area ancora da urbanizzare alle spalle del quartiere popolare Quartaccio. Si tratta di un segmento di circa ottanta metri ben conservati di lastricato di basalto grigio e, su alcuni tratti, pietre di marmo chiaro. La sede stradale è ben delineata da blocchetti di paracarri in pietra a fianco dei quali dovevano essere stati costruiti dei canali di scolo. Ai lati della strada sono state portate alla luce una decina di tombe, almeno quattro ricoperte alla cappuccina, cioè scavate nel tufo e coperte da grosse lastre di laterizio a forma di enormi tegole; sei o forse otto scavate a forma di loculi in verticale all'interno di piccole grotte. Le fosse sono di modeste dimensioni e, almeno quelle finora portate alla luce, sono state trovate con il solo scheletro ma senza corredo funerario. E questo lascia intendere che molto probabilmente i defunti erano servi di signori locali o poveri viandanti. Il ritrovamento ha un'importanza fondamentale per la storia antica della zona a partire dalla definizione della rete viaria ivi esistente. Gli operai e i tecnici nel corso dello scavo hanno ipotizzato che possa trattarsi di un tratto dell' antica via Cornelia o almeno di un suo diverticolo che collegava la consolare con una villae o un podium. La strada, costruita da un Cornelio è ricordata dai Cataloghi Regionari e dagli Atti dei Martiri dove viene attestata la sua esistenza già dal IV secolo a. C, mentre lo storico Tito Livio scrive che i Galli, nel 390 prima di Cristo, invasero Roma percorrendo la via Cornelia che terminava su una porta del recinto Aureliano nei pressi di Ponte Elio, oggi S. Angelo. Resti dell'antica via, ancora nei primi anni '80, si potevano vedere lungo la via Boccea nel tratto che va dal raccordo fino ai resti del castello del Fundus Busci. Ancora un particolare sullo stato del lastricato del tratto stradale scoperto, cioè la mancanza dei solchi lasciati dalle ruote metalliche dei pesanti carri da trasporto fanno propendere gli esperti ali' ipotesi che possa trattarsi di una strada secondaria dell'articolata rete viaria che serviva per il transito delle greggi dalla Valle del Tevere ai pascoli della campagna romana a nord dell' Urbe. La scoperta dell'antica strada ha destato una grande curiosità fra la gente dei quartieri vicini; curiosi, in particolare bambini e anziani hanno seguito le fasi di scavo appollaiati ai margini dell'area nei pressi della recinzione rossa che ne impediva l'ingresso. In pochi giorni è sorto un comitato di cittadini che chiede alle autorità di impedire la costruzione dell'edificio e di far nascere un archeo-parco. «Stiamo attendendo la relazione definitiva del funzionario archeologo della Soprintendenza - dice il presidente del XIX Municipio Fabio Lazzara - competente sul territorio, solo allora potremo agire concretamente. Quello che intendiamo fare è di valorizzare l'area nel modo migliore e questo senza andare a discapito dei diritti che la ditta costruttrice può avanzare. Come già è stato fatto in altre zone di Roma, potremmo musealizzare la zona facendo sorgere uno spazio protetto e sorvegliato all'interno dell'edificio, spazio fruibile a tutti e per di più custodito senza spese da parte del Comune. La volontà politica è stata espressa nell'ambito del nostro Consiglio con l'approvazione nei giorni scorsi all'unanimità di un ordine del giorno che prevede proprio quanto ho detto finora. Si tratta - conclude -di un'occasione importante per il nostro Municipio per valorizzare ulteriormente la periferia facendo cose concrete».