In nome del dirigismo le teste d'uovo ministerialgovernative stanno pensando a come abbattere le efficienti direzioni regionali del ministero dei Beni culturali ROMA - Sono, ormai, trascorsi otto anni dall'istituzione, con il decreto legislativo n. 368 del 1998, delle Direzioni regionali per i beni culturali e paesaggistici, organi territoriali del ministero per i Beni e le attività culturali con la funzione di coordinare le Soprintendenze e le altre strutture periferiche sottoposte alla propria giurisdizione. Attivate in ogni regione a statuto ordinario, nonché nel Friuli-Venezia Giulia e in Sardegna, questi Uffici hanno assolto sinora un ruolo utile, determinante sia nella gestione e la tutela del patrimonio culturale sia nella cura, a tal fine, dei rapporti tra Ministero, Regioni ed Enti Locali. Il bilancio operativo, fortemente incentivato dal ministro Urbani del trascorso governo di centrodestra, è senza dubbio positivo, tale da zittire anche certi detrattori contrari a quella presenza amministrativa decentrata, ormai necessità riconosciuta di ogni stato che aspiri all'efficienza. Le Direzioni regionali per i beni culturali e il paesaggio hanno corrisposto con efficacia ai numerosi compiti loro attribuiti sul piano programmatico, su quello della vigilanza e del controllo e, soprattutto, sul piano economico-contabile. In modo particolare, a questi Uffici territoriali va riconosciuto il merito di aver pianificato la spesa in modo più razionale, meno dispersivo, più attento ad ogni possibilità in termini di economicità. Questo obiettivo è stato conseguito con l'unificazione e la visione globale degli interventi necessari in ciascuna regione, quindi con la valutazione dei vari progetti secondo cri-teri di opportunità e priorità rispetto al recupero del bene culturale, considerato sia nel suo specifico che sotto il ritorno socio-economico. A questo scopo le Direzioni regionali per i beni culturali hanno esercitato finalmente un effettivo controllo delle procedure di affidamento dei lavori, in passato spesso omissive del concorso della gara d'appalto con la giustificazione dell'urgenza e della precarietà del bene recuperabile. Insomma, i nuovi Uffici hanno rotto la precedente frammentarietà d'intervento delle Soprintendenze, quando ognuna aveva la gestione esclusiva ed esaustiva della propria attività; hanno rinnovato il clima gestio-nale chiuso, impenetrabile, pure elitario del patrimonio culturale; hanno bloccato il conformismo di alcune Soprintendenze all'indirizzo politico-amministrativo delle Regioni e degli Enti Locali, tagliando anche certi circuiti lobbistici del restauro e del recupero edilizio che tanti, sindacati compresi, conosce vano, ma spudoratamente ignoravano. Certo, i rapporti collaborativi tra Soprintendenze Direzioni regionali sono perfettibili, ma sempre soltanto nel rispetto dei ruoli che la legge definisce: l'art. 20 del Regolamento d'organizzazione del ministero per i Beni culturali, varato nel 2004 dal governo Berlusconi, richiama continuamente Ia sinergia tra i due diversi Uffici senza mai trascurare, ridurre i compiti, le indicazioni, i pareri, Ie istruttorie amministrativi dei locali soprintendenti. Bisogna, poi, aggiungere che le Direzioni regionali hanno saputo condurre con gli amministratori locali e le parti sociali un confronto assai utile in tutti quegli interventi sul patrimonio culturale che hanno implicazioni di forte spessore sulle comunità: piani di riqualificazione del territorio, di recupero delle aree tutelate, programmi per la diffusione e la promozione della cultura, accordi per l'ampliamento della fruizione dei beni culturali pubblici e privati. Con l'estensione della propria giurisdizione anche agli Archivi e alle Biblioteche le Direzioni regionali esprimono oggi un significativo decentramento amministrativo di compiti e funzioni a sostegno della realtà locale. Con il nuovo governo di centrosinistra si sono nuovamente fatti avanti i detrattori, sostenitori di interessi particolaristici locali, quindi nostalgici del vecchio, remoto, inefficiente dirigismo ministeriale: per questo occorre vigilare, se necessario, denunciare ogni intento soppressivo o riduttivo delle Direzioni regionali.