ASSISI Con la potenza di un grido, è tornato alla luce dopo un silenzio durato oltre 20 secoli: il grifone accosciato della domus romana di Assisi, pochi centimetri dipinti su una parete nascosta dalla storia, ha messo in subbuglio i tecnici che stavano lavorando nella realizzazione dell'ascensore di palazzo Giampè, attuale sede del Tribunale nel centro storico, e scosso nelle fondamenta il palazzo della Soprintendenza per i beni archeologici dell'Umbria. Prima il ritrovamento di colonne alte quattro metri, poi le raffinate pitture dai colori ancora vivi, un pavimento in mosaico a tessere bianche e nere, la raffigurazione di due sposi: dall'aprile del 2000, la domus romana di Assisi non smette di sorprendere. Salutata dalla città come «un dono del terremoto», la domus romana sorge a pochi metri da un'altra casa databile intorno al primo secolo d.C., quella del poeta latino Properzio, rinvenuta nel secolo scorso sotto la chiesa di Santa Maria Maggiore. Un altro gioiello, dunque, che si aggiunge ai tanti già presenti in città e che promette di ampliare il suo percorso romano, importante per la promozione di un turismo culturale di qualità. La casa di Properzio, infatti, è da tempo inserita in un itinerario di visite guidate, che inizia nel Foro Romano sotto la Piazza del Comune, altro tesoro del sottoterra assisano dove la muffa diventa odore di antico che delinea con tratti decisi il passato dell'urbe. Sulle due domus, la soprintendente Maria Laura Manca ha curato la prima e, finora, unica guida dettagliata, dal titolo "Abitare a colori. Le domus romane di Assisi", con la collaborazione dei tecnici Luigi De Luca e Sergio Vergoni (Fabrizio Fabbri Editore). «I beni archeologici di questa città spiega nella guida la soprintendente per i beni archeologici dell'Umbria, Mariarosa Salvatore rivestono eccezionale interesse per la conoscenza degli impianti urbani in età tardo-repubblicana e imperiale. Basti pensare al tempio di Minerva o alla grande piazza del Foro o alle due domus, giunti fino a noi in uno stato di conservazione fuori del comune». La domus romana, detta anche "casa degli sposi" per il dipinto ritrovato di recente su una delle pareti del "cubicolo" (la camera da letto) potrebbe essere presto fruibile al pubblico grazie alla recente approvazione del progetto esecutivo e l'indizione della gara d'appalto per il restauro da parte della giunta comunale. L'intervento costerà complessivamente 450 mila euro e permetterà di riprendere i lavori interrotti lo scorso anno: «Questo finanziamento chiarisce la soprintendente Maria Laura Manca sarà impiegato all'80 per cento per la messa in sicurezza del palazzo, necessaria per proseguire lo scavo archeologico in sicurezza, e, nella restante parte, per continuare a scavare nel cubicolo e nel triclinio per far venire completamente alla luce la pavimentazione in mosaico e la decorazione pittorica delle pareti. Contemporaneamente, provvederemo all'immediato restauro dei ritrovamenti, che potrebbero rovinarsi per l'improvviso cambiamento di temperatura e di umidità». Salvo imprevisti, i lavori si dovrebbero concludere entro un anno e mezzo: «Alla fine del consolidamento e del restauro continua la soprintendente Manca cercheremo di rendere vistabile lo scavo, sistemando adeguate passerelle di legno in modo che si possa vedere da vicino ciò che non è possibile apprezzare ora». I dipinti e l'impianto architettonico delle due domus raccontano un'Assisi di benessere, abitata, a cavallo del primo secolo d.C. e soprattutto nel quartiere meridionale, da famiglie ricche e nobili. I lavori iniziati nel palazzo del Tribunale assisano hanno riportato alla luce, in quasi sei anni di scavi, circa 100 metri quadrati dell'abitazione degli sposi, che si pensa possa estendersi per altri 150 metri quadrati sotto la piazza del Vescovado. Nel realizzare un ascensore interno a palazzo Giampè, il direttore dei lavori di consolidamento, ingegnere Giacomo Mattielli, ha rinvenuto una delle tre colonne in laterizio attualmente visibili per la loro altezza di circa 4 metri, ovvero l'angolo nord-est del peristilio, il giardino-porticato della cosiddetta "casa di Properzio". Con i primi scavi sono state trovate due stanze, il "triclinio" (la sala da pranzo) e la "dieta" (il soggiorno), affrescate con colori vivi, tra cui il rosso "pompeiano", con disegni e stucchi di rara delicatezza e in perfetta assonanza con le pitture della villa della Farnesina a Roma e altri esempi provenienti da Pompei, a testimonianza che si tratta di un'abitazione risalente alla prima metà del primo secolo d.C.. Un ritrovamento unico in Umbria e tra i pochi presenti a nord della capitale. «Quando riusciremo ad aprire le tre stanze rimaste afferma Maria Laura Manca ci fermeremo». In base alla morfologia dell'impianto urbano della città antica, caratterizzato da una serie di terrazzamenti, la domus potrebbe essere strutturata su due livelli. Durante gli scavi, sono riemersi dal passato anche parte dell'arredamento: ceramiche da mensa, lucerne di età augustea e flavia, vasellame in vetro, una moneta di bronzo di Nerone e perfino alcuni frammenti del vetro che proteggeva le finestre. Valorizzare questo inestimabile patrimonio sarà una sfida da affrontare al meglio: la carta vincente per il rilancio del turismo e per il futuro stesso di Assisi potrebbe essere proprio la riscoperta della sua raffinata antica anima.
ASSISI ritrovata domus romana con dipinti
A Assisi, una domus romana è stata scoperta dopo oltre 20 secoli di silenzio. La struttura, con pitture vivide e un pavimento in mosaico, è stata trovata durante la realizzazione di un ascensore nel palazzo del Tribunale. La domus, che risale al primo secolo d.C., è stata scoperta con la potenza di un grido e ha messo in subbuglio i tecnici. La struttura è stata identificata come la "casa degli sposi" e potrebbe essere fruibile al pubblico presto. I lavori di restauro e conservazione sono in corso e potrebbero durare un anno e mezzo. La scoperta è stata salutata dalla città come un dono del terremoto e promette di ampliare il percorso romano di Assisi.
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