ASSISI L'Assisi antica regala sorprese anche sopra i manti stradali o i pavimenti. Con i restauri del dopo terremoto, infatti, moltissime pareti hanno restituito patrimoni spesso inaspettati: è il caso della "Volta Pinta", la volta a botte affrescata che si apre sulla Piazza del Comune, sottoposta ad un'attenta opera di restauro. I lavori sono iniziati nel dicembre scorso e sono realizzati dalla restauratrice Manuela Elisei, la stessa che, due anni fa, riportò alla luce un affresco del 1560 nella chiesa di Santa Maria Maggiore, attribuibile all'artista assisano Dono Doni e celati sotto uno spesso strato di intonaco. La "Volta Pinta" si trova sotto il palazzo comunale ed è considerata l'opera laica più importante di Assisi. Il restauro dell'intonaco eseguito da Carlo Gino Venanzi nel 1900 su commissione dell'Accademia Properziana ha rivelato un'opera più antica e preziosa, nascosta dallo stesso intonaco ridipinto: una pittura eseguita nel 1556 da un certo "Raffaele pictor", commissionata dall'allora governatore di Assisi, Marcello Tuto, che ordinò la realizzazione anche della Fonte Marcella, in via Fontebella. L'affresco racconta vicende quotidiane legate al volto più spregiudicato della città, come gli espliciti riferimenti alla vita dei postriboli, che sorgevano a poca distanza dal centro. Quando la città passò sotto il controllo dello Stato Pontificio, queste attività furono bandite e la volta fu riaffrescata con pitture che fungessero da monito per i cittadini, come carri di frutta trainati da tartarughe, personaggi come Icaro e Fetonte che pagarono con la vita l'aver osato troppo. «Per avere la completa visone della parete spiega la restauratrice Elisei - si sarebbe dovuto demolire il dipinto di Venanzi, un'opera secolare, quindi tutelabile. In accordo con la Soprintendenza, abbiamo deciso di demolire piccole parti di intonaco alla volta e, dopo nove mesi, si è deciso di smantellare tutta la materia non coerente con l'affresco del 1556». La versione originale della Volta Pinta, in pessime condizioni, è l'unica opera che racconta l'Assisi del Cinquecento. La pittura sovrastante riproduceva in modo quasi fedele quella più antica, tranne alcune omissioni: dalla sua rimozione sono riemersi animali come un esotico tacchino, organi genitali, riccioli e greche. Dopo una breve interruzione in seguito alla caduta dell'amministrazione Bartolini, quindi alla sospensione dei finanziamenti, i lavori sono ripresi grazie ad un recente stanziamento comunale di 20 mila euro. V. A.