Le due statue bronzee rinvenute nelle acque di Riace divenute celebri - quasi icone della statuaria antica - vennero esposte per la prima volta a Firenze tra il 1980 e il 1981. A quella fortunata mostra, ormai lontana nel tempo, si ricollega idealmente l'esposizione "Apoxyómenos. L'atleta della Croazia" allestita nel capoluogo toscano all'interno di Palazzo Medici Riccardi per iniziativa della Provincia di Firenze, dell'Istituto Croato per il Restauro e dell'Opificio delle Pietre Dure. Il centro dell'esposizione è occupato per intero da una statua realizzata in bronzo di eccezionale fattura rinvenuta nelle acque dell'isola croata di Lussino: rappresenta un giovane atleta nudo, alto quasi due metri, intento a detergersi il sudore dal corpo dopo una gara di pugilato o di lotta. In essa è stata riconosciuta una copia, realizzata in ambiente greco verso il 50,40 a. C, di un originale sempre greco risalente agli anni intorno al 360 a. C. e quindi più antico di un trentennio del più noto e celebrato Apoxyómenos di Lisippo. A chi va attribuito l'archetipo? E possibile fare solo supposizioni e ricordare Dedalo di Sicione e Policleto il Giovane che, nelle fonti antiche, sono indicati come autori di Apoxyómenoi prima di Lisippo. La statua ora esposta è stata oggetto di un restauro profondo portato avanti congiuntamente da tecnici croati e italiani che ha consentito, oltre a restituirle lo splendore originario, di ricostruirne le vicissitudini. Quale che sia stata la sua prima collocazione, la scultura doveva trovarsi in uno stato di abbandono e giacere in posizione orizzontale già solo alcuni decenni dopo. All'incirca un secolo più tardi la statua venne ricuperata per esporla in una villa signorile dell'Adriatico settentrionale. Ma la nave sulla quale era stata caricata fu sorpresa da una tempesta e i marinai gettarono in mare il bronzo. La statua è restata sepolta sul fondale marino a 45 metri di profondità sino al 1999.