Potrebbe essere annoverato come uno dei «misteri» della nostra archeologia. Se non altro perché molti sono gli studi condotti, continue le ricerche che vengono fatte, e poi perché indubbiamente esiste sull'argomento una certa rilevanza. In ultimo c'è una scoperta che ha ancora di più alzato il livello dell'attenzione. Oggi ad Erice ne parlerà, nel corso di un convegno internazionale dedicato ai Beni Culturali, in svolgimento all'«Ettore Majorana», l'archeologa della soprintendenza Rossella Giglio. Il suo lavoro ha riportato alla ribalta il «caso» della preziosa statua di Afrodite Callipige, trovata l'anno scorso a Marsala durante una campagna di scavi e oggi conservata al Museo Civico Baglio Anselmi. Era sepolta all'interno di quella «feconda» area archeologica di Capo Boeo ed è presto divenuta oggetto di infinita ammirazione da parte dei turisti giunti da ogni parte d'Italia e non solo, che si sono succeduti nel corso dei questi mesi. C'è un particolare che contraddistingue ulteriormente questa statua, oltre alla sua datazione (epoca romana risalente alla seconda metà del secondo secolo d. C). La statua di Venere è priva della testa. E oggi ad Erice l'archeologa Giglio farà l'annuncio del ritrovamento della testa. Non è avvenuto ora però, ma nel 1800. La studiosa infatti ha rinvenuto una prova documentale del ritrovamento in un articolo di un viaggiatore tedesco che risale esattamente del 1886. Lo studioso, che visitò il promontorio di Capo Boeo e la Grotta della Sibilla considerata indiscusso luogo di culto e custodia di pregiati mosaici e pitture, riportò i suoi importanti appunti in uno scritto adesso rinvenuto dalla dottoressa Rossella Giglio. Quindi la testa della statua che sembra debba essere Venere Callipige esiste ed è conservata da qualche parte. A Marsala o altrove. In possesso di qualche collezionista, o dentro una chiesa. Intanto ad Erice oggi si parlerà anche degli scavi di Mothia.