Sono importanti testimonianze dell'arredo urbano della città che rientrano fra i beni culturali A fine maggio ha chiuso i battenti la nota cartoleria Ugo Margini di strada Mazzini. Lo storico negozio era stato aperto nel 1851, in quella che allora si chiamava «Bassa dei magnani», da Ermenegildo Tornasi. Nel 1896 subentrò la famiglia Margini che ha poi gestito l'attività per più i cento anni. Nei locali dell'antica cartoleria si è oggi insediata una profumeria. Fa piacere notare che il nuovo esercizio ha sostanzialmente conservato la vecchia vetrina seppure rinnovandola con un brillante colore rosso, dato anche agli infissi dell'ammezzato sovrastante (compreso lo sportello della nicchia in cui fino a poco tempo fa campeggiava la scultura devozionale di una Madonna con Bambino). Certo, già al momento della chiusura della cartoleria, la vetrina non era più la stessa delle foto primi '900 che compaiono in svariate pubblicazioni, dal momento che il negozio era stato ampliato e modificato internamente, tuttavia lo schema non appariva cambiato: un nastro continuo (che fungeva da zoccolatura per l'intero edificio) in cui si inserivano l'ingresso, le bacheche espositive, le ampie vetrine e lo spazio per l'insegna. Più o meno come adesso. Il rapido avvicendarsi delle attività commerciali nei centri storici delle città comporta da un lato, continue modifiche che interessano (e talvolta stravolgono) il piano terra di edifici antichi, dovute appunto al rifacimento di insegne, tendoni e vetrine. Dall'altro, il fenomeno riporta l'attenzione sul problema della tutela delle botteghe e delle vetrine storiche. Esse rappresentano a tutti gli effetti importanti testimonianze di arredo urbano che devono necessariamente rientrare nella categoria dei beni culturali. A tal proposito è sicuramente significativo il fatto che anche il FAI (Fondo Ambiente Italiano), alcuni anni or sono, abbia completamente recuperato la storica barberia Giacalone di vico Caprettari a Genova. Un libro del 1989 dal titolo «L'immagine della città storica», a cura del Comune di Parma, aveva affrontato l'argomento a livello locale pubblicando tra l'altro un dettagliato elenco di vetrine da sottoporre a vincolo. Da allora, in diciassette anni, molte di quelle vetrine, nonostante il vincolo di tutela, sono scomparse, sostituite da nuovi manufatti, con esiti estetici non sempre brillanti. In strada Duomo ad esempio, fino a tre anni fa, esisteva ancora la vetrina della corsetteria Bertolini con bei profili esterni ed insegna in cristallo dipinto a lettere d'oro. Cessata l'attività, nei locali si è installato un bar e la vecchia vetrina, che forse poteva essere adattata al nuovo esercizio commerciale, è stata smantellata. Tutto ciò nonostante l'opera fosse inclusa nell'elenco sopra citato. Non si è certo contrari alle nuove progettazioni. II tema del negozio costituisce da sempre uno dei campi di applicazione dell'architettura moderna. Basti pensare ai numerosi restauri di negozi veneziani attuati da Carlo Scarpa (1906-1978) negli anni Cinquanta del Novecento e divenuti a loro volta «negozi storici». Tuttavia il livello delle nuove realizzazioni non è sempre così alto. E allora meglio conservare la vecchia vetrina liberty o déco, vedendo in essa non un limite, ma un arredo che semmai aggiunge pregio a vani commerciali che, privati sbrigativamente di tale elemento, risulterebbero di certo più anonimi e impersonali. A questo punto vale la pena di sottolineare che a Parma non si sono verificate soltanto sparizioni. Alcune antiche vetrine del centro sono state infatti accuratamente conservate, magari perché non è mai cessata l'attività che ha determinato la nascita della prima bottega, come nel caso della profumeria «La Mammola» di strada della Repubblica, delle librerie Battei e Fiaccadori o della cappelleria Vender in piazza della Steccata. In altri casi i locali commerciali, mutata anche più volte la destinazione d'uso, sono stati riprogettati per adattarli alle nuove funzioni, mentre le vetrine, intelligentemente restaurate, hanno subito solo qualche inevitabile adattamento. Si possono citare in proposito la bella mostra liberty della farmacia S. Giovanni (che ha chiuso i battenti nel 1990) in via Cardinal Ferrari, le vetrine del negozio di tessuti e confezioni Boia (oggi Benetton) in strada della Repubblica, oppure quelle di un negozio di articoli per Belle Arti (divenuto recentemente Gelateria) in strada XXII luglio.
Parma. Vetrine storiche da salvare. Purtroppo molte, nonostante il vincolo di tutela, sono scomparse
La cartoleria Ugo Margini di strada Mazzini a Parma ha chiuso i battenti a fine maggio. Lo storico negozio era stato aperto nel 1851 e gestito dalla famiglia Margini per oltre un secolo. Nei locali si è insediata una profumeria che ha conservato la vecchia vetrina. La chiusura della cartoleria e l'apertura della profumeria sono esempi del rapido avvicendarsi delle attività commerciali nei centri storici delle città. Le vetrine storiche rappresentano importanti testimonianze di arredo urbano e devono essere tutelate come beni culturali. Alcune vetrine del centro di Parma sono state conservate, mentre altre sono state smantellate o restaurate.
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