In una conclusione o deliberazione, adottata dal Decurionato di Bari in data 25 luglio 1825, recentemente presa nella considerazione che le compete, si legge testualmente che: cavandosi le fondamenta per un nuovo edificio da costruirsi in questo borgo alla via che conduce a Ceglie, e propriamente nella vicinanza della Cappella de' Sartori, si è rinvenuta una strada sotterranea che per la sua costruzione e per le tracce impresse in quella dal ruotar delle vetture, indica una origine molto remota e dà delle speranze di potervi rinvenire in prosieguo qualche monumento che illustri l'istoria di questa nostra patria. La predetta cappella sorgeva in corrispondenza del civico 50 della moderna via Argiro e venne demolita verso la fine dell'Ottocento, trasferendone gli arredi sacri nella vicina chiesa di S. Ferdinando. Le cose dette dalla deliberazione in questione trovano riscontro nello scoprimento di vari sepolcri, dei quali si trova notizia nella stampa dell'epoca, avvenuto nel 1916 al punto d'incontro del corso Vittorio Emanuele II con via Sparano e all'angolo di via Argiro con via Calefati: tali rinvenimenti furono descritti, con ricchezza di dettagli, da illustri archeologi, i quali furono dell'avviso che siffatte tombe avevano fiancheggiato il tratto barese della famosa via Traiana, situato lungo l'attuale corso Vittorio Emanuele II. La medesima era stata fatta costruire dall'omonimo imperatore, intorno all'anno 109 dopo Cristo, per collegare Benevento con Brindisi, in preparazione della spedizione militare in Mesopotamia, contro i Parti e, diramandosi dalla via Appia, continuò a rappresentare, anche nei secoli successivi, una utilissima strada di collegamento fra Roma e il porto di Brindisi, in aggiunta alla suddetta via Appia. Il ricordo del suaccennato tratto di strada ricorre con molta frequenza nelle vicende storiche della città di Bari, ma particolarmente interessanti sono le informazioni riportate dalla deliberazione barese del 25 luglio 1825, in relazione alla vicina città romana di Ceglie. Fu questa un'antichissima città peuceta, ricca nel sottosuolo di pregevoli reperti archeologici, che ne attestano l'età veneranda e i gloriosi trascorsi: per incuria della autorità succedutesi nel tempo e per l'ignoranza delle popolazioni indigene, questi sono andati, per la maggior parte dispersi e si trovano attualmente disseminati in tutti i principali musei del mondo come, ad esempio, una preziosa anfora romana che, secondo le vaghe ed incerte informazioni fino ai nostri giorni pervenute, si conserverebbe -salvo migliori indagini - nientedimeno che in un museo di Boston, nel Massachusetts, e recherebbe un'antichissima raffigurazione della vetusta planimetria del luogo. La più lontana citazione letteraria riguardante Ceglie che, dopo secoli di abbandono e decadenza, rappresenta attualmente un modesto quartiere di Bari, è da attribuirsi al geografo greco Strabone, vissuto dal 63 ca. avanti Cristo al 20 dopo Cristo ca. La maggior parte dei linguisti sono concordi nel ritenere che la sua radice linguistica cael sarebbe un sostrato di origine italica, trasmesso prima al greco e poi al latino in più varianti: esso significherebbe dosso o fosso, in quanto la località sorge sopra un piccolo altopiano, affiancato da altri due, il Chiancone e la Fitta, intersecati una volta dai torrenti del Picone e della Fitta. Il contenuto della deliberazione decurionale conduce peraltro alla seguente suggestiva supposizione, e cioè che la remota strada scoperta nel 1825 potesse forse identificarsi con una scorciatoia della notissima via Minucia, che andava da Benevento a Brindisi prima della Traiana, della quale via Minucia parlò pure il sopra menzionato Strabone, definendola mulis vectigabilis, per Peucetios, qui Pedicoli vocantur, et Daunìos et Samnites usque Beneventum in qua est Egnatia civitas, post eam Celia; il che sarebbe come riconoscere che, prima della costruzione della via Traiana, la sullodata scorciatoia costituiva una piccola diramazione della via Minucia, la quale diramazone, partendo dall'allora futura via Traiana (attuale corso Vittorio Emanuele II), proseguisse per l'odierna via Argiro fino a piazza Moro, prima di innestarsi, al di là della odierna linea ferroviaria, alla via che conduceva direttamente al territorio del paese di Carbonara, che ancora non esisteva, e poi a Ceglie, adesso intitolata a Benedetto Croce e ad Alcide De Gasperi. Tutto questo, ammesso che l'ipotesi fatta risponda alla realtà dei fatti sommariamente ricordati, non farebbe altro che aggiungere rinomanza alla località di Ceglie, un tempo città fiorente, della quale si finirono col perdere e dimenticare le tracce sotto l'imperversare della traversie che funestarono la nostra regione durante le scorrerie dei Goti, dei Longobardi, dei Saraceni e delle successive calamitose dominazioni che precedettero l'epoca contemporanea.
L'antica anfora romana di Ceglie custodita in un museo di Boston
Il Decurionato di Bari ha adottato una deliberazione il 25 luglio 1825, che descrive la scoperta di una strada sotterranea nella vicinanza della Cappella dei Sartori. La strada era stata costruita per un nuovo edificio e si è rivelata avere una origine molto remota. La cappella originale sorgeva in corrispondenza del civico 50 della moderna via Argiro e venne demolita alla fine dell'Ottocento. La strada scoperta è stata descritta come fiancheggiare il tratto barese della via Traiana, costruita dall'imperatore Traiano intorno al 109 d.C. per collegare Benevento con Brindisi.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo