Apre al pubblico il fondo dell'architetto FUGGITO negli Usa a causa delle leggi razziali, nel 1941 si laurea in architettura ad Harvard e conosce Frank Lloyd Wright, quindi nel 1943 è a Londra e combatte il fascismo attraverso il movimento "Giustizia e libertà". La vita di Bruno Zevi (Roma 1918-2000) appare come un intreccio continuo di riflessione e azione, teoria e impegno, nell'urbanistica e nell'architettura, come nella politica. Da domattina, il flusso continuo di immagini, disegni, lettere, libri e documenti di Zevi, sarà consultabile attraverso le carte che, nella sede della Fondazione a lui intitolata nello suo studio sulla Nomentana, sono state adesso catalogate, distribuite in 14 sezioni e messe a disposizione del pubblico. Studenti e studiosi potranno leggere l'epistolario con Gropius e con Wright (del quale diffuse il verbo dell'architettura organica") ma anche con Michelucci, fino ai contemporanei Fuksas e Piano. Oppure consultare le missive di lotta antifascista o quelle relative all'impegno di presidente del Partito radicale (lettere a Palmella, Aglietta, Bonino, Rutelli). E allo Zevi critico e docente di storia dell'architettura (la didattica è testimoniata anche dalle diapositive proiettate a Venezia e a Roma), si affianca lo Zevi meno nota del progettista, attraverso una quindicina di elaborati, tra cui alcune palazzine romane. La storia dell'antifascista che dimostrò di "Saper vedere la città" (come titola un suo libro) è contenuta nel fondo che la Soprintendenza archivistica del Lazio ha vincolato e catalogato (a cura dell'archivista Vincenzo De Meo). L'Archivio Zevi è stato presentato ieri, in occasione della Seconda giornata del contemporaneo, nella sede della Fondazione in via Nomentana 150; rifondo è consultabile lunedì, mercoledì e venerdì mattina (tel. 06 8601369).