I Beni culturali risparmiano, la Presidenza del consiglio incassa. La soppressione dei dipartimenti in cui è articolato il ministero dei Beni culturali e il ripristino del segretario generale, previsto dal decreto legge collegato alla Finanziaria, comporterà minori spese per 828mila euro. Ogni capo dipartimento, infatti, si porta a casa 276mila euro l'anno (lordi). Una ligia applicazione della tanto declamata politica di risparmi nella pubblica amministrazione. Ma così non è. Quei soldi non rimangono al ministero e tanto meno ritornano nelle casse statali. Un emendamento del Governo prevede finiscano a Palazzo Chigi per realizzare il dipartimento del Turismo, per il quale si è deciso occorra (va da sé) un capo dipartimento e due direttori generali di prima fascia (stipendio da 220mila euro l'anno). Spesa: 496mila euro annui. Un direttore generale, infatti, già esiste ed è quello che ora è responsabile della direzione del turismo presso le Attività produttive, la quale transita (senza accresciuti compiti) a Palazzo Chigi. A che serve, allora, il capo dipartimento e l'altro direttore generale? E i restanti 332mila euro? Da utilizzare per il funzionamento del neodipartimento. Un dilemma per il ministro dei Beni culturali Rutelli, che da una parte perde i soldi, ma dall'altra, come vicepremier con delega al turismo, li recupera fino all'ultimo centesimo.