POLEMICHE Tra dirigenti centrali e periferici 31 incarichi, gli stessi della gestione Urbani. Un nuovo «casus belli» per i soprintendenti Se siete tra i tanti cittadini che hanno a cuore la buona o malasorte della nostra arte, magari vi interessa sapere come se la passa il ministero dei Beni culturali. Ordunque: nel riorganizzare il dicastero Rutelli ha eliminato i 4 dipartimenti generali creati da Urbani (con relativi stipendi: bene quindi), e ripristinato il segretario generale pre-Urbani. Ora, un emendamento collegato alla Finanziaria prevede, presso la Presidenza del Consiglio, un dipartimento sulla direzione generale del turismo. Legittimamente. Però, denuncia la Uil, per farlo prenderebbe ai già poveri beni culturali proprio i soldi risparmiati dall'avere meno direttori di dipartimento: 882 mila euro. Non è detto vada a finir così, c'è tempo per rimediare. Ma si può risparmiare altri quattrini, visto che si chiede, per esempio, di ripristinare quel che il governo Berlusconi aveva eliminato: l'«indennità di missione» che permette a storici dell'arte e architetti e archeologi di fare sopralluoghi, necessari, senza magari pagare di tasca propria la benzina. Ora, tra dirigenti generali centrali e i 17 regionali Rutelli ne mantiene numero analogo alla gestione Urbani, 31. Quelli generali di staff prendono 126 mila euro l'anno e questo rischia di andare a scapito di biblioteche (è congelato il posto di direttore a Pisa), archivi, istituti periferici. «Resta una struttura centrale elefantiaca», dice Libero Rossi della Cgil. Intanto: vi ricordate la baraonda intorno al concorso per 11 soprintendenti di questa estate, il primo dopo anni? La prova scritta a luglio è stata superata da 48 studiosi su 157 partecipanti, la prova orale era nella prima metà di settembre, gli esclusi hanno accusato la commissione di aver esaminato in tempi troppo brevi gli scritti e sostenuto che non si può non tener conto dell'esperienza maturata sul campo. Qualcuno ha fatto ricorso, il ministero, a sorpresa, ha sospeso il concorso, i promossi si sono a loro volta infuriati e hanno mandato una diffida al ministro perché fissasse la prova orale. Il Tribunale amministrativo, su questo guazzabuglio, ha rinviato il suo parere al 24 ottobre, ma alcuni degli storici dell'arte in corsa sono sfiduciati. La difesa è: gli esaminatori hanno lavorato rapidamente perché chi è andato fuori tema alla prima prova (ad esempio chi ha scritto solo su Giotto o su Caravaggio quando il tema era un excursus, cioè «la scoperta del vero nell'arte italiana attraverso scuole e protagonisti più significativi») non è neppure stato esaminato nella seconda e terza prova. Intanto, in questi giorni, è stato sventato un dramma. In breve: nel collegato alla Finanziaria, ovvero nel decreto di riforma del ministero, c'è un concorse per 40 dirigenti di seconda fascia, ossia soprintendenti (architetti, archeologi e così via). Bene. Ma Cgil, Uil, storici dell'arte ammessi all'orale del famoso concorso si sono indignati. Perché di quei 40 posti 20 andavano a chi era stato già dirigente per due anni. Rossi, Cgil, spiega quel che più d'uno temeva: «140 posti devono andare tutti a concorso pubblico, per esame come vuole la normativa, quei 20 posti per titoli sembrano congegnati ad personam, uno scandalo». Il problema è stato sciolto: la commissione cultura ha approvato il decreto, che sarà discusso mercoledì, blindato dalla fiducia, che stoppa i 20 posti a concorso «per titoli» e li prevede tutti e 40 per esami e (questo forse lo contesterà qualcuno) e tìtoli.