L'OPIFICIO RESTI FUORI DAI TAGLI Che la pubblica amministrazione in Italia funzioni in genere poco e male è risaputo. Come è risaputo il malcontento di chi ha la necessità di usufruirne. La sua riorganizzazione è utile e anche urgente ma probabilmente è un'impresa titanica, tanto è vero che nessun governo ci si è mai cimentato. Si parla di ridurre il numero degli addetti, considerato eccessivo e probabilmente, visti i risultati, è davvero così. MA LA CURA dimagrante non può essere drastica e non può provocare effetti devastanti. Invece si profilano rischi pericolosi come nel caso dell'Opificio delle Pietre Dure, una delle istituzioni più antiche e importanti nel campo del restauro delle opere d'arte e la cui fama supera giustamente i confini nazionali. Un progetto del ministero dei Beni Culturali, maturato nelle scorse settimane, prevedeva di accorpare l'Opificio agli altri quattro istituti nazionali di restauro che hanno sede a Roma spostando nella capitale le competenze dirigenziali e organizzative. Un rischio che comunque sembra al momento scongiurato attraverso anche le assicurazioni del sottosegretario Marcucci. Marcucci ha infatti affermato che per l'Opificio la strada da percorrere è quella dell'integrazione con il Polo museale fiorentino. Così facendo la direzione potrebbe restare a Firenze. Ma forti preoccupazioni riguardano anche il futuro della Biblioteca Nazionale per mancanza di personale; e lo stesso discorso vale per altre istituzioni culturali di Firenze e della Toscana. Sempre per quanto riguarda l'Opificio il presidente della commissione cultura di Palazzo Vecchio ha denunciato che lo scorso anno ha subito un taglio dei finanziamenti dello Stato pari a quasi la metà e questo mette già in pericolo la sua stessa sopravvivenza. Al ministro per i Beni Culturali Francesco Ruttili non sfuggono sicuramente i pericoli di vedere ridimensionate attività preziose e non solo per la città che le ospita. Un conto è modificare la pubblica amministrazione e ridurne i costi dove ci sono disfunzioni e sperperi, un conto è colpire eventuali abusi e abitudini disinvolte e un conto è lasciare con poco personale attività e servizi qualificati e qualificanti. Tra poche settimane Firenze ricorderà il quarantesimo dell'alluvione che provocò anche danni gravissimi al patrimonio artistico. Si deve a personaggi come Umberto Baldini, da poco scomparso, e a restauratori di istituzioni come l'Opificio se è stato possibile recuperarlo. Un motivo per chiedere al ministro e al governo di intervenire e di trovare soluzioni adeguate.