I confini tra moda e arte sono sempre più labili. Evanescenti. Ci sono stilisti che creano abiti simili a sculture, usando tessuti che sono citazioni di tele firmate da artisti che hanno fatto storia: da Picasso a Mondrian, dall'Optical di Vasarelly a Magritte e Basquiat. O, come Missoni, che "tessono" stoffe simili a moderni arazzi. E ci sono musei, sedi della cultura per eccellenza, che organizzano mostre per i designer del fashion internazionale. Uno per tutti il Guggenheim di Bilbao che tra le prime monografiche ha dedicato al nostro Giorgio Armani una retrospettiva spettacolare. E c'è anche chi lavora a cavallo delle due "discipline". Parliamo per esempio di Jean Paul Gaultier, visionario, estroso artista del fashion che un paio di anni fa in una personale ospitata alla Fondazione Cartier di Parigi ha stupito tutti mettendo in mostra non le sue collezioni, ma abiti, ombrelli, borse e accessori vari, realizzati con la pasta del pane. Un risultato straordinario. Vera e propria rappresentazione di "Arte Povera". Sempre più le griffe della moda, in particolare quelle made in Italy, si stanno trasformando in "sponsor", dell'arte. Moderni mecenati che investono risorse per lanciare nuovi talenti o, semplicemente, per dar modo al grande pubblico di godere degli eventi artistici più significativi. Gli esempi si sprecano. C'è la Fondazione Prada che da anni organizza nel suo spazio milanese, raffinate e colte mostre d'arte e di fotografia; Fendi che nel nuovo Palazzo romano (inaugurato l'anno scorso), ospita importanti rassegne fotografiche. Molto attiva anche la Fondazione Trussardi di Milano, impegnata nella promozione dell'arte attraverso varie esposizioni nel palazzo di fianco alla Scala. E ancora: Ferragamo che ha fatto reinterpretare dai designer della nouvelle vague gli storici modelli di scarpe esposti nel museo fiorentino di "famiglia", o Furla che ha stretto un sodalizio con Michelangelo Pistoletto, uno degli artisti più importanti del panorama culturale italiano, per creare la borsa "Love Difference" (il cui ricavato va regolarmente a sostegno di progetti interculturali). E mai come quest'anno, la coppia modaarte ha avuto sedi e eventi così numerosi durante le sfilate milanesi delle scorse settimane. Sia nel cuore storico delle passerelle, rappresentato da "Milano Moda Donna" che in quello più sperimentale e innovativo, incarnato da White, Neozone e Cloudnine. Non a caso il marchio Tommy Hilfiger ha voluto segnare il suo debutto nel calendario Milano Moda Donna, presentando le sue collezioni in forma di opera d'arte: un'installazione firmata da Dan O'Kelly. Dal canto suo la stilista veneziana Roberta Scarpa, nell'ultima sfilata ha aggiunto un'altra icona alla "collezione" di citazioni del patrimonio storico e artistico della sua città: il Bucintoro, celebre galea dei Dogi raffigurata nei dipinti dei grandi maestri veneziani. Il marchio Belstaff ha fatto aprire le porte della Triennale dove gli invitati hanno potuto visitare la mostra su Jean Michel Basquiat, grande artista americano underground. E con un evento di grande impatto artistico, si è chiusa la fashion week meneghina: il 29 settembre la Camera Nazionale della Moda ha "regalato" ai suoi invitati, un essai della mostra di Tamara De Lempicka a Palazzo Reale (che ha aperto ufficialmente i battenti la settimana dopo). Per l'occasione è stata creata una struttura a mo' di tempietto circolare con le pareti bianche su cui spiccavano, illuminati, i quadri della grande artista polacca. Ma la sorpresa più emozionante è arrivata al momento del buffet allestito nella Sala delle Cariatidi: il soffitto appariva affrescato con i nudi della De Lempicka. Una chiara citazione dei nudi della Cappella Sistina, ottenuta grazie a un gioco di luci e proiezioni firmati dal lighting designer milanese Giuseppe Mestrangelo. (m.gab.)