La concorrenza nel settore, soprattutto quella tedesca, è fortissima. Ma i nostri marchi restano al vertice Troppo facile dire che la "luce" italiana illumina il mondo. Ma è così. Sono i nostri (in ordine alfabetico non di importanza) Artemide, Flos, FontanaArte, Guzzini, Leucos, Luceplan, Targetti e tanti altri ancora, i marchi che firmano lampade, lampadari e sistemi di illuminazione disseminati ovunque: dalle residenze del jet set internazionale ai musei, monumenti, chiese e edifici architettonici importanti. Prodotti made in Italy che si distinguono per quel tocco di creatività in più che gli altri competitor, anche più forti nei fatturati, non hanno. Tedeschi in testa, che sono i primi produttori di illuminazione nella Ue, mentre noi siamo secondi con un fatturato complessivo che nel 2005 ha raggiunto quota 4,4 miliardi di euro. Di questi la metà esatta arriva dalle esportazioni. E' vero che la concorrenza morde, ma i marchi del made in Italy resistono e riescono a imporsi sul mercato, grazie al fatto che continuano a fare ricerca e sviluppo sul fronte delle soluzioni tecniche, dei materiali e del design. Non a caso le aziende che hanno più risonanza nel mondo sono quelle create da architetti e designer o che comunque lavorano in team con loro. La storia di FontanaArte è esemplare. Fondata negli anni Trenta dall'architetto Giò Ponti che aveva intuito le grandi potenzialità del vetro come materiale per creare complementi d'arredo e lampade in particolare, la società è cresciuta imponendo la sua immagine. Negli anni Sessanta però, viene acquisita da un gruppo industriale internazionale che, all'inseguimento dei grandi numeri affida i progetti a nomi sconosciuti, ma commerciali, e finisce per snaturare la sua identità originaria. Nel 1979 un gruppo di privati, tra cui l'attuale amministratore delegato Carlo Guglielmi, decide di comprarla e di rilanciarla attraverso il binomio che l'aveva resa vincente: i grandi nomi dell'architettura e del design, e il vetro. E così è stato: oggi FontanaArte è uno dei marchi di razza del made in Italy. Un'altra storia di sana imprenditoria italiana è quella di Artemide. Dal 1958 nella cabina di pilotaggio della sua "creatura", l'ingegnere aeronautico Ernesto Gismondi ha costruito un impero della luce progettando in prima persona e poi in team con i più bei nomi del design mondiale, sia i cosiddetti apparecchi per l'illuminazione (lampade, lampadari, aplique e tutto il resto) sia sistemi per l'lluminazione. E' di qualche anno fa il progetto The Human Light che nella lingua dei nostri padri significa "fare le lampade per gli uomini e non adattare gli uomini alle lampade. Non è lo spazio che va illuminato, ma le attività e i bisogni dell'uomo". «Questo non significa trascurare l'aspetto estetico. Anzi. Artemide tiene a dire Gismondi ha contribuito far crescere il made in Italy, rimanendo fedele ai valori che in esso si riassumono: unire creazione e tecnologia; armonizzare forma, funzione, innovazione e efficienza; conseguire con ogni nuovo prodotto livelli inediti non solo sotto il profilo tecnologico ma anche del design». Una filosofia che sta alla base del nuovo progetto My White Light, un sistema che consente di riprodurre la luce naturale (dell'alba, del tramonto, o di quella che ci ricorda un particolare momento della vita), «e di conseguenza conclude Gismondi di appropriarsi degli stimoli e delle sensazioni che quel certo tipo di luce ci suggerisce». Ma secondo un altro portabandiera dell'illuminazione tricolore come Paolo Targetti, «la luce è un elemento così affascinante da non poter essere limitato ai suoi aspetti tecnicofunzionali». E' per questo che ha dato vita alla Fondazione Targetti per promuovere e sviluppare la cultura della luce, dell'arte e dell'architettura. La sede di Villa La Sfacciata (storico palazzo fiorentino del Quattrocento) è "abitata" dalla Lighting Academy, dall'Osservatorio sull'Architettura e dalla Targetti Light Art Collection che riunisce "opere di luce" firmate da artisti di fama internazionale. Insieme a quello artistico, Paolo Targetti coltiva anche il cotè imprenditoriale della luce. E prima che si cominciasse a parlare della minaccia cinese, già una trentina di anni fa ha aperto una filiale nelle Filippine. Nell'ex Celeste impero è entrato direttamente nel 2001 con una società controllata a maggioranza, in partnership con il ministero della tecnologia. Anche il marchio I Guzzini Illuminazione è entrato in forze sul mercato "giallo". Dopo aver conquistato nuove quote nella Vecchia e Nuova Europa e negli Usa, l'anno scorso Adolfo Guzzini è volato a Shanghai per inaugurare la prima sede di rappresentanza in terra cinese. E a marzo dell'anno prossimo aprirà, sempre nella stessa città, uno stabilimento per la produzione di apparecchi di illuminazione destinati al mercato locale. «Charles Eams, uno dei padri del design, amava dire che il vero impegno è quello di dare il massimo del meglio al maggior numero di persone a costi minimi», ricorda Sandro Sarfatti, figlio di Riccardo, fondatore di Luceplan. E in fondo è quello che ha sempre cercato di fare l'azienda di famiglia che si è conquistata un posto di riguardo tra i marchi dell'illuminazione made in Italy, anche perché ha operato con un occhio attento al risparmio energetico e alla compatibilità ambientale. Un altro figlio d'arte, Piero Gandini, che ha ereditato dal padre Sregio la storica Flos, non teme la concorrenza. I conti del 2005 si sono chiusi con un fatturato in crescita del 35 e un utile del 12, rispetto all'anno prima. Un risultato che dà ragione al "giovane" presidente e amministratore delegato che dopo l'acquisizione della spagnola Antares (apparecchi di illuminazione tecnici) ha detto: «Abbandonata ormai la via della sola best practice del design, la nuova sfida di player a tutto tondo nel mercato si presenta promettente».
Case di lusso, monumenti e uffici così il mondo s'illumina d'Italia
I marchi italiani di illuminazione, come Artemide, Flos, FontanaArte, Guzzini, Leucos, Luceplan, Targetti e altri, sono tra i più importanti nel settore. La concorrenza tedesca è forte, ma i marchi italiani resistono grazie alla ricerca e sviluppo, al design e alla qualità dei prodotti. La storia di FontanaArte e Artemide è esemplare di imprenditoria italiana. FontanaArte è stata rilanciata dopo essere stata acquistata da un gruppo industriale internazionale, mentre Artemide è stata fondata da Ernesto Gismondi, che ha costruito un impero della luce progettando in prima persona e poi in team con i più bei nomi del design mondiale.
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